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Conoscenza in Spinoza. Pensiero ed estensione



Per quanto gli attributi della sostanza sono infiniti due sono gli attributi, e i rispettivi modi, che l’uomo può conoscere: il pensiero con i suoi modi (le idee) e l’estensione con i suoi modi (i corpi). Questo significa anche che le idee (modi del pensiero) non possono agire sui corpi (che sono modi del pensiero) e viceversa. Ciò sarebbe possibile solo se estensione e pensiero fossero entità dotate di autonomia: ma dal momento che esse sono aspetti di un’unica realtà essi non si sviluppano su linee parallele e talvolta si influenzano ma coincidono. La mente dell’uomo è un aspetto finito dell’intelletto infinito di Dio. Essa è un’idea, ossia un modo dell’attributo del pensiero, cui corrisponde come modo dell’estensione il corpo. Il fatto che la mente sia in grado di avere per oggetto il corpo non vuol dire che lo conosca di per se stesso (altrimenti uscirebbe dall’attributo del pensiero e diventerebbe modo dell’estensione). La mente è in grado di conoscere il corpo solo in virtù del fatto che conosce le idee dei molti corpi più piccoli che formano il corpo intero. Questa conoscenza è però confusa perché non è in grado di cogliere l’ordine necessario con cui derivano da Dio. Illustrando il processo conoscitivo Spinoza nell’Ethica riprende la dottrina dei gradi della conoscenza dove accetta come valide la conoscenza tramite ragione ed intuizione (mentre nel De intellectus emendatione considerava unicamente valida l’intuizione). La ragione servirà a cogliere ordinatamente i legami necessari che invece vengono colti attraverso l’intuizione.

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA MODERNA di Carlo Cilia
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