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ESPLOSIONE DEMOGRAFICA

La popolazione del Pianeta ha superato alla fine del XX secolo 5,9 miliardi di abitanti, il ritmo di incremento iniziò ad accelerare a partire da rivoluzione agricola e industriale. Si definisce tasso di crescita in un certo periodo la differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità, se il primo supera il secondo, il tasso di crescita è positivo e la popolazione aumenta. La crescita della popolazione mondiale è considerata un grande successo nella lotta contro le malattie, mortalità infantile grazie al miglioramento delle condizioni di vita e ai progressi della medicina. Ma la crescita non è uniforme su tutta la Terra: i paesi del Nord del Mondo hanno una debolissima crescita demografica, quelli del Sud del Mondo sono i principali protagonisti dell’aumento demografico.
La produzione di un Paese è legata agli investimenti e al numero di lavoratori occupati, la popolazione di un Paese è considerata una risorsa economica importante e denominata capitale umano. La popolazione attiva è l’insieme delle persone in età lavorativa, che lavorano o cercano un lavoro. La percentuale degli attivi sul totale della popolazione varia da Paese a Paese: è legata alla struttura per età, cosicché nei Paesi giovani è ridotta dall’alto numero di bambini e in quelli vecchi dai numerosi pensionati. La percentuale della popolazione attiva sul totale degli abitanti è maggiori nei paesi del Nord rispetto al Sud del mondo. Ma bisogna tener presente che i dati sul lavoro possono essere falsati da rilevazioni approssimative che non considerino lavoro nero o lavoro sommerso. Non tutta la popolazione attiva è realmente occupata: comprende anche chi pur essendo in età lavorativa non ha lavoro, cioè i disoccupati. Oltre che al numero di occupati bisogna tener conto della loro diversa produttività (ore di lavoro per unità di lavoro) dipendente da diversi fattori come le condizioni alimentari, di salute e il livello di istruzione. Nel campo della sanità e dell’istruzione sono stati compiuti dei progressi anche nel Sud del mondo.
La distribuzione della popolazione sulla superficie terrestre è molto ineguale: esistono parti completamente disabitate perché ostili all’insediamento umano (Antartide, Siberia settentrionale, Groenlandia). Il continente più densamente popolato è l’Asia, poi l’Europa. All’interno di ogni continente emergono poi differenze assai marcate tra regioni.
La popolazione di un territorio varia anche per movimento migratorio; la fine del secolo XX è stata caratterizzata da un notevolissimo incremento dei fenomeni migratori, la cosiddetta mondializzazione delle migrazioni. I principali flussi migratori si verificano nelle zone più povere, inoltre la forte differenza nel reddito e qualità della vita dei diversi paesi spinge molti cittadini delle aree più diseredate del globo a trasferirsi in quelle in cui hanno la speranza di trovare una vita migliore. L’Europa dopo essere stato per secoli il principale focolaio di emigrazione, sta ora ricevendo forti flussi di immigrazione. Le statistiche sulle migrazioni sono poco attendibili perché i paesi di destinazione registrano solo gli immigrati con permessi regolari e solo quelli che restano per almeno un anno. Per i paesi industrializzati gli immigrati dal sud del mondo rappresentano una manodopera poco costosa. Parte degli emigranti è rappresentata dai rifugiati politici, molti dei quali palestinesi.

di Fabio Porfidia
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