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Elenco dei maggiori reati che il Sant'Uffizio spagnolo perseguita


1. Cripto-islamismo
2. Cripto-ebraismo
3. Proposizioni ereticali
4. Stregoneria
5. Blasfemia
6. Sollecitazione
7. Concubinato
8. Bigamia
9. Prostituzione
10. Fornicazione
11. Sodomia
12. Rinnegazione

Tra questi, troviamo i reati dei "conversos", come l'abiura della religione cattolica e il ritorno alla religione ebraica. La stessa severità che, al momento dell'istituzione del Sant'Uffizio è stata dimostrata agli ebrei, sarà dimostrata poco dopo anche nei confronti dei "moriscos", ovvero i "christianos nuevos de moros": si tratta dei musulmani che si sono convertiti al cattolicesimo e sono stati battezzati, rinunciando alla loro religione musulmana. Il Sant'Uffizio li persegue per la stessa ragione per cui persegue i conversos: essendo cristiani, hanno abiurato la fede cattolica per ritornare alla loro precedente fede. Questo ritorno, di nascosto, alla vecchia religione li definisce come cripto-islamici, così come i cripto-ebraici (cripto-islamismo/ebraismo sono i reati per cui vengono perseguitati).
Molto importanti sono le proposizioni ereticali: sono affermazioni che contengono al loro interno delle eresie. Esse sono numerose; per la Chiesa, è un'eresia luterana tutto quello che va fuori dalla Ortodossia, ma ci sono anche eresie minori, anch'esse diffuse. Esempio: un tipo di eresia del 1600 viene chiamata molinosismo, da Miguel De Molinos, il principale teorico che scrive a metà del 600 una "guida spirituale". Per pubblicare un libro a quei tempi, occorreva il permesso da parte di un istituto della Chiesa apposito, chiamato Congregazione dell'Indice, che si occupava del controllo e della censura dei libri che venivano stampati; se questa guida spirituale viene pubblicata, vuol dire che ha passato il vaglio della censura tanto che l'introduzione a questa guida la fa un arcivescovo di Palermo di origine spagnola (Jaime Palafox). Questa guida ebbe grande diffusione, venne letta da molte persone che si ispiravano a quelle che sono le idee di Molinos nel percorrere una via di spiritualità. Molinos (e i suoi seguaci) sostiene che non è necessaria l'orazione verbale, ma esiste un modo più fine e sofisticato di pregare, che è l'orazione mentale: un processo di ricerca della vicinanza con Dio facendo ricorso non a pratiche esteriori, ma attraverso un percorso o cammino interiore, per arrivare ad avere appunto l'accesso più stretto possibile con Dio. L'orazione mentale prende il nome di orazione di quiete, e questo tipo di eresia viene anche chiamata quietismo: Molinos insegna come fermarsi dalle normali cose della propria vita, isolarsi dal mondo esteriore, non pensare più a nulla, allontanare tutti i pensieri molesti, tutte le preoccupazioni, le passioni che possono agitare la propria anima e trovare la "quietud" cioè la quiete mentale. La spiritualità tuttavia è fortemente condizionata dalle incombenze della vita quotidiana, dalle cose da fare. Molinos invece cercava la strada migliore della salvezza spirituale, che è l'assillo degli uomini e delle donne del '500/600. La ragione per cui, quando parliamo di religione in questi secoli, noi abbiamo difficoltà a comprendere la mentalità del tempo è dovuto al fatto che siamo molto distanti culturalmente da questi e quindi non riusciamo a concepire come sia possibile che tutti questi uomini e donne si ponessero la domanda essenziale della loro vita, che non è una domanda comune ai tempi nostri, ma è: "io mi salverò?". Da ciò si capisce che c'era un bisogno di trovare la strada per la salvezza e, possibilmente, la strada per la perfezione spirituale perché non solo mi voglio salvare perché non voglio peccare o andare all'inferno, ma perché voglio trovare la strada della perfezione spirituale. All'interno della ricerca della salvezza, il problema che questi uomini seicenteschi si pongono è: "in quale legge si trova la salvezza?". La parola "legge" è sinonimo di "religione", è la legge cristiana, ebraica e musulmana. In quale legge, cioè in quale religione si trova la salvezza? Esiste una discreta rappresentanza di persone che sono convinte che tutte le leggi sono buone, tutte le leggi si equivalgono. Non c'è molta differenza tra religione cattolica, islamica ed ebraica, tuttavia c'è una forma molto minoritaria ma estremamente significativa in cui il riferimento che si fa per la propria salvezza individuale non è alle Chiese, ma è a Dio. Un certo numero di pensatori sostengono che Dio è Dio ("lui è lui e nient'altro che lui"), in qualsiasi forma si chiami (yavè, Dio, Allah). C'è un barlume interessante di pensiero che "spoglia" Dio dalle sue Chiese, perché queste dividono, mentre Dio parla a tutti gli uomini nelle loro lingue. Ovviamente, per i rappresentanti delle chiese, questa cosa è estremamente sovversiva perché ad esempio nella chiesa cattolica, Dio è uno e trino, sta in ostia. Sono insomma affermazioni che attengono al modo in cui una sola Chiesa ha costruito il suo monopolio della salvezza. Con il Tribunale dell'Inquisizione, l'idea è che c'è solo una fede, in questo caso la religione cattolica, ad essere portatrice di verità, mentre tutte le altre sono false sette maledette.
Il rapporto principale con Dio è un rapporto individuale, perché Dio attraverso il percorso interiore di orazione mentale, arriva vicinissimo all'uomo. Addirittura, l'orazione viene chiamata "unitiva" perché un'anima, attraverso questo percorso interiore, diventa un tutt'uno con Dio.
Queste ricerche e questi modi di arrivare alla perfezione spirituale vengono fatte da gruppi di persone unite, che pregano, si incontrano e sono gruppi formati da sacerdoti o frati (come gli agostiniani a Palermo o i gesuiti) guidati da una madre spirituale: la protagonista di questi gruppi era una donna e proprio questo era segno di "eresia" per il Tribunale; questa donna leggeva e recitava le preghiere, leggeva libri sacri e aiutava in questo processo fino all'unità con Dio. Il problema è che quando un'anima raggiunge l'unità con Dio, diventa impeccabile. Questi gruppi si consideravano conventicole di "perfetti" dato che cercavano e trovavano la perfezione; essi hanno un modo di pregare basato sul contatto fisico (si baciano e si abbracciano tra loro) e pongono le mani sui seni della madre. Il Sant'Uffizio trasforma tutto ciò in reati sessuali. Si tengono sotto osservanza i gruppi, per poi scoprire che c'è una ricerca di spiritualità che non si adegua a quelli che sono le pratiche e i comportamenti della Chiesa. Il loro rapporto, proprio perché individuale e diretto con Dio, taglia fuori la mediazione che la Chiesa dovrebbe per l'appunto garantire. I gruppi bypassavano i sacerdoti ma anche le pratiche di esercizi spirituali. Questi gruppi verranno quindi ricercati e arrestati, alcune sette anche torturate. L'eresia tra '600 e '700 viene cancellata. Questo era un esempio di quello che viene considerato "eresia" dal Sant'Uffizio, che si pone con un problema importante, ovvero quello appunto di voler controllare, attraverso la prassi della chiesa cattolica, il comportamento di ciascun cristiano. Ma come si controlla il comportamento? Per prima cosa, il controllo avviene attraverso la confessione: i questi secoli, è imposto l'obbligo della confessione almeno una volta l'anno. Questo fa sì che il sacerdote sappia scrutinare la profondità dell'animo del fedele, perché appunto in confessione questo racconta tutto ci che può aver fatto. È contemporaneamente una forma di controllo e di repressione di certi comportamenti perché il sacerdote ammonisce certi comportamenti e punisce con la mancata assoluzione.
Inoltre, la confessione è un controllo della coscienza e dell'immaginario, perché il sacerdote fa una sorta di "lavaggio del cervello" dicendo che una determinata cosa e maligna e non si deve fare, perché sbagliata. Nel controllo dell'immaginario rientrano le relazioni sessuali, che vengono stigmatizzati dalla Chiesa, in particolare i rapporti prematrimoniali (il sesso è male, è solo un dovere da espletare per potersi riprodurre; la cosa peggiore che può succedere in un rapporto sessuale è il piacere). Questo dimostra il lavoro di coscienza in profondità da parte del sacerdote; il controllo dei propri desideri passa attraverso "l'insinuazione dei parroci", che appunto si insinua attraverso la confessione, nella coscienza e nell'immaginario di un uomo.
La confessione e gli altri sacramenti sono lo strumento utilizzato dalla Chiesa per controllare il proprio gregge: nelle visite pastorali, i sacerdoti si segnano quante persone hanno preso la comunione.
I processi penali di '500/600 di qualunque genere cominciano tutti allo stesso modo. L'appartenenza a una parrocchia è più individualizzante della cittadinanza stessa. La confessione e la comunione di pasqua rientra negli elementi di identificazione di una persona e della sua "dignità a stare in giudizio": una persona è degna di stare in giudizio se ha una buona fama, altrimenti è "infame": se non si ha una buona fama, non si può testimoniare. La buona fama viene attribuita da quelli che lo dicono, cioè dalla propria comunità. Per questo c'è bisogno di elementi che dimostrino la buona fama della persona (ci si presenta, indicando la parrocchia di provenienza, dopo di che ci si confessa e si fa la comunione: questo fa sì che la persona sia un buon cristiano). Quelli che non si sono confessati, lo dicono dato che questi dati sono facilmente intercettati e questo appunto rappresenta un momento di debolezza e di infamia della persona.

Queste persone pretendono che il loro rapporto con Dio non passi attraverso l'osservanza di queste prove da parte della Chiesa, ed è questo il motivo principale che spinge il Sant'Uffizio a perseguitarli (coloro che vogliono sfuggire al controllo della Chiesa). Questo molinosismo ma anche le altre proposizioni eretiche, hanno una storia precedente al 1600.
Prima del '600 ci sono in tutta la Spagna, ma anche in Italia, gli "Alhumbrados": significa "illuminati", sono persone illuminate nel loro rapporto che li ha condotti alla ricerca di Dio. All'interno di questi illuminati, ci sono molte donne, anche nel '500, che vengono chiamate "beatas", ovvero gruppi di donne che stanno tra di loro, spesso sono vedove o nubili che vivono come se fossero in monastero, però in casa di qualcuno, nei "beaterios" (beatas una sola dimora), cioè case private dove le donne fanno vita in comune e per lo più si mettono vicino ad un monastero o Chiesa e si sentono vicine ad un ordine religioso (francescano, dominicano, ecc); vivono pronunciando dei voti, sebbene non abbiano nessun riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa. I voti sono di castità, di povertà e di ubbidienza alla loro madre spirituale. Questa è un'altra delle forme in cui si manifesta la ricerca della perfezione e dell'illuminazione spirituale. Neanche questi gruppi vengono accettati dalla Chiesa; successivamente questi beaterios chiedono di diventare un ordine religioso femminile e col tempo, i più importanti si trasformano in gruppi, oppure vengono sciolti. Una volta sciolto il gruppo, le donne vanno in casa di qualcuno ad occuparsi dei servizi spirituali delle case, diventando "monache di casa". Questo filone cinquecentesco di "alhumbradismo" che poi nel 1600 torna, rispunta nel molinosismo. Il problema riguarda la Chiesa e la difficoltà a reprimere una volta per tutte queste manifestazioni. La Chiesa in realtà sa bene l'esistenza del problema della "mistica": una parte della Chiesa cattolica conosce molto bene l'esistenza di persone con una spiritualità fuori dalla Chiesa. Sono uomini e donne difficili da ridurre ad una carica e una professione religiosa "scolastica". Quando la chiesa si pone nei confronti di questi comportamenti, ha sempre il problema di capire fin dove termina quello che si sta cercando.
Difficoltà della Chiesa a reprimere una volta per tutte queste manifestazioni, a causa della presenza della mistica: una parte della Chiesa cattolica conosce molto bene l'esistenza di persone con una spiritualità fuori dai termini comuni, uomini e donne difficili da ridurre ad una pratica e ad una professione religiosa "scolastica". Quando la Chiesa si pone nei confronti di questi comportamenti, ha sempre il problema di capire fin dove arriva la loro spiritualità. Spesso infatti questi manifestano dei particolari doni, grazie, derivanti dall'estasi. Per esempio, ratti (rapimenti), visioni, premonizioni, sollevamenti dal suolo, fronti illuminate, fenomeni fisici di sanguinamento particolare, sono tutte manifestazioni a causa dei quali la Chiesa ha grande imbarazzo a giudicare se si tratta di finzioni, nel caso di donne "isteriche" che per la loro natura, le rende più facilmente accessibili al demonio quindi sono strumento usato dal demonio, oppure se sono sante, quindi mistiche e sono un messaggero di Dio. Non casualmente, i processi sono, di volta in volta, prima oggetto di indagine del Sant'Uffizio che deve controllare che non si tratti di "simulata santità": normalmente intervengono i medici che devono attestare se queste manifestazioni sono normali o innaturali e se ci si convince che si tratta di "grazie" da parte di Dio, allora interviene la Santa Congregazione dei Riti che si occupa di beati, santi. C'è dunque un controllo continuo di scrutinio,di distinzione del buono dal cattivo perché proprio la Chiesa sa che dentro queste manifestazioni può esserci una vera eccezionale spiritualità di un santo/santa mistico/a. La Chiesa procede con molta attenzione e, per secoli, reprime ma non troppo, osserva e prende tempo per vedere se le manifestazioni sono vere o finte. Il Sant'Uffizio quindi arriva facilmente alle proposizioni ereticali, fino a stabilire il tipo di eresia.

Altro reato è la  blasfemia (bestemmia) contro Dio, i santi, in particolar modo alla Vergine e a Cristo, ed è spesso a sfondo sessuale. Di solito la bestemmia si trasforma in altro, infatti le bestemmie spesso sono la porta d'accesso per la negromanzia e per l'eresia, perché si potrebbe pronunciare qualcosa che appartiene a una proposizione ereticale.

Un altro reato comune e diffuso si chiama sollecitazione o, in latino  "sollecitatio ad turpia": sollecitazione a fare cose vergognose, cioè istigazione a fare atti spesso a sfondo sessuale. Esso è un reato esclusivo dei confessori: nel momento del sacramento della confessione, nei confronti delle donne che vanno a confessarsi, i confessori istigano a compiere o compiono azioni sessuali. Questo reato riporta all'importanza della confessione e al relativo controllo della coscienza, della valutazione sulla legittimità del desiderio. Questo controllo richiede che la persona che ti controlla non sia di dubbia moralità, per questo la Chiesa è molto severa nei confronti dei sacerdoti ma anche nei confronti delle donne che vanno sempre a confessarsi, perché si ritiene che siano le donne a sollecitare i preti. Dal momento che la confessione è un sacramento, è una cosa seria, tutti queste azioni, questi reati devono essere banditi.

Altri due reati: concubinato e bigamia.

La bigamia è una forma di reato in cui una persona si sposa due volte, è sposata contemporaneamente con due o più persone (poligamia). Si tratta di persone che, senza comprendere appieno l'importanza della cerimonia religiosa in Chiesa, la svolgono diverse volte con più persone pensando che rompere una promessa non avesse nessuna conseguenza. Della promessa infatti non c'è traccia scritta, ma è solo la comunità che sa di questa presunta unione tra coniugi.
Il concubinato è la forma di reato in cui un uomo e una donna convivono pur non essendo legittimamente sposati; talvolta, si tratta di persone che si sono scambiate la promessa di matrimonio, quindi convivono come consuetudine e prassi diffusa del tempo. Il concubinato e, in una certa misura, è un reato di sacerdoti poiché vivono con donne (avancervados).
C'è stata una trasformazione radicale nel costume matrimonio, a partire dal 1563, data di uno degli ultimi atti del Concilio di Trento: Decreto Tametsi (significa in latino sebbene/nonostante, ed era consuetudine dare al decreto il nome della prima parola del testo) è un decreto che vuole un cambiamento drastico e rivoluzionario al costume del matrimonio, serve a regolamentarlo e dice che, da quel momento in poi, il matrimonio deve avere le seguenti caratteristiche:
- si deve svolgere in Chiesa davanti al "proprius parrocus" cioè un parroco che ti conosce, sa chi sei, della tua parrocchia (prima il matrimonio non si svolgeva né in Chiesa, né davanti al parroco);
- i due che si stanno sposando si chiamano "nubendi" (dal latino nubere) e questi devono avere affisso un avviso che riporta questa loro intenzione di sposarsi almeno per due feste comandate prima del matrimonio, nella porta della Chiesa, così che tutti sappiano del loro matrimonio: si impone la pubblicità delle nozze, elemento essenziale che serve ad opporsi alla liceità del matrimonio;
- i nubendi devono esprimere essi stessi il loro consenso;
- i nubendi devono esprimere il consenso davanti a testimoni (anch’essi esprimono pubblicità del consenso delle nozze);
- il parroco deve registrare queste nozze nei registri parrocchiali, e devono essere registrati i nomi dei nubendi e i nomi dei testimoni.
Il decreto Tametsi inoltre dice che il matrimonio è un sacramento, e in quanto tale, è indissolubile perché il matrimonio tra un uomo e una donna rappresenta/simboleggia il matrimonio (l'unione) di Cristo con la sua Chiesa: così come Cristo e Chiesa sono inseparabili, così l'uomo e la donna sono "caro una", cioè una sola carne. Tutto questo rivoluziona la pratica, le consuetudini e il diritto che avevano governato il matrimonio finora.
I matrimoni clandestini sono anche chiamati matrimoni di sorpresa o matrimoni capricciosi e avvengono quando i due nubendi assieme ai testimoni, si presentano di sorpresa davanti al parroco e pronunciano la frase di rito, con cui si afferma la volontà di prendere in marito/in moglie il coniuge, costituendo così il matrimonio, la celebrazione ufficiale del rito. Sono dunque matrimoni celebrati senza consenso paterno: nel Medioevo invece il matrimonio era un affare di famiglia; i padri di famiglia si mettevano d'accordo tra loro (come in un affare) per trovare la giusta persona per i propri figli, non aveva importanza l'et dei coniugi, ma era importante che questi fossero promessi dai genitori, in quanto si sposava appunto una famiglia e non solo la persona. La famiglia si sceglieva in base all'alleanza dei padri per poi fare affari assieme, per alzare politicamente il livello della città e altre ragioni simili che non avevano niente a che fare con il sentimento dei due nubendi. Il sentimento nel matrimonio è un'invenzione della contemporaneità, bisognerà aspettare l'Ottocento perché ci si sposi per amore. Dopo aver deciso quale sia la giusta famiglia, quindi la giusta persona da sposare, c'è "l'impalmata", cioè la stretta di mano dei due padri per chiudere l'affare, dopo essersi messi d'accordo sugli scambi patrimoniali. Si passa dunque all'organizzazione della cerimonia nuziale, sempre se i due sposi sono in età canonica (maggiore di 16 anni la donna e maggiore di 18 l'uomo); se non si è ancora in età canonica, si aspetta l'età giusta. La promessa che si fanno le famiglie può avvenire per "verba dei presenti o futuri" (o nel momento stesso della promessa o in futuro).
Per la cerimonia, si organizza una bellissima festa che non prevede l'andare in Chiesa, prevede invece la "traslatio" della sposa: la sposa viene portata dalla casa del padre alla casa del marito. La traslatio è pubblica, per le vie della città, e viene fatta su un carro coi buoi, con vari simboli di fertilità, spesso seguita da amici e parenti. Qualcuno sostiene che la traslatio in qualche modo ripeta i trionfi romani, quando il condottiero torna in città dopo una conquista, e si sostiene anche che forse il teatro è nato in questo modo, per strada.
La sposa porta tutto il suo corredo, che viene esposto pubblicamente. Il corteo cerimoniale ad un certo punto trova un impedimento, perché davanti al carro si appostano dei giovani maschi della città, i quali fanno manifestazioni rumorose, perché in questo modo manifestano la loro ostilità a quel matrimonio, e lamentano il fatto che quella donna è stata già presa in sposa, ma non da loro; esprimono il loro disappunto per avere sottratta una possibile sposa, che magari è andata invece a uno straniero oppure a un vecchio. L'ostilità si risolve nel momento in cui la sposa regala loro dei soldi o un gioiello per farli allontanare.
Finalmente, si arriva davanti casa dello sposo dove si resta per una tavolata. ll prete, se spunta, arriva alla fine della cerimonia, per benedire il letto nuziale. Dal momento che il letto nuziale è il luogo meno adatto per la benedizione religiosa, si cerca di benedire gli sposi prima. Pertanto, si diffonde l'usanza di sposarsi davanti alla Chiesa, che diventa quindi il posto adatto per la celebrazione dei matrimoni.
Questo è quello che avveniva tra le famiglie aristocratiche, ma al di sotto dell'aristocrazia tra la maggioranza della popolazione, succedeva diversamente: ci si scambiava una promessa di matrimonio e, dopo di essa, segue la relazione sessuale. La promessa dunque è vincolate, tale che gli sposi hanno poi rapporti sessuali e quindi figli. Il matrimonio con la traslatio, la cerimonia eccetera avverrà dopo, con calma, ma già la promessa basta per far sentire due persone come una coppia sposata.
La Chiesa dunque, nel 1563 fa una battaglia contro la promessa, perché questa supera e rende inutile l'intervento del sacerdote e l'obbligo di presentarsi davanti a un parroco in una Chiesa. È dunque un uso diffuso sia tra le classi popolari che tra quelle aristocratiche che fa sì che la Chiesa venga tagliata fuori. Per bloccare tutto questo allora, la Chiesa dice che il matrimonio è fondato sul consenso degli sposi e non sul consenso dei padri, cioè sottrae il matrimonio all'autorità dei padri di famiglia: non sono quindi i padri a dover consentire a un matrimonio, ma sono i due che si sposano e la Chiesa vuole sentire proprio il loro consenso. Nel decreto tametsi non c'è nulla che riporta ai padri. Tanto conta il consenso dei nubendi, che anche il matrimonio clandestino va bene alla Chiesa, nonostante questo non sia molto apprezzato, ma è comunque valido perché i nubendi lo possono fare sottraendosi all'autorità paterna di nascosto. È così sconvolgente la regola dei matrimoni senza autorità paterna che il Re di Francia non pubblica i decreti clandestini nel suo paese, e anzi aumenta le pene per il matrimonio senza il consenso paterno; addirittura, se la donna si sposa clandestinamente, viene catturata e portata in monastero, mentre lo sposo viene diseredato e condotto in carcere. Sottrarre il matrimonio all'autorità del padre di famiglia equivale 1) a una mancata governabilità del passaggio/scambio patrimoniale e questo non poteva essere fatto dai giovani ma doveva essere fatto da chi capiva il valore dei beni, come appunto i padri; 2) equivale a un capriccio, perché i giovani non possono avere la razionalità per decidere una cosa così importante. Comincia quindi tutta una pubblicistica contraria che mostra come molto spesso dei giovani aristocratici un po' sempliciotti si lasciano sedurre da una popolana che poi si fa sposare, dando vita a matrimoni promiscui tra classi sociali diverse o matrimoni non decisi razionalmente.
L'autorità della Chiesa da questo momento comincia a dare valore alla volontà di chi contrae il matrimonio. Uno studioso inglese dice che la Chiesa fa questo perché in verità la cosa che più le interessa sono i patrimoni che le vedove devolvono alla Chiesa: dal momento che la Chiesa vuole svincolare i patrimoni delle vedove dall'obbligo nei confronti del padre di famiglia, ecco che interviene e implementa il consenso femminile anche nel matrimonio.
Il matrimonio tuttavia, nonostante il decreto tametsi, non cambia immediatamente. Succedeva infatti che molte donne, dopo aver avuto rapporti sessuali con uomini solo sulla base della promessa di nozze che però non veniva rispettata, si rivolgevano ai giudici ecclesiastici per affermare che il "marito" aveva abusato di loro. Allora i giudici ecclesiastici cominciano a concettualizzare le relazioni sessuali avvenute dopo la promessa come stupro.
di Federica Palmigiano
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