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Funzione dei servizi educativi all'infanzia nei percorsi di integrazione interculturale

I servizi educativi per l’infanzia, e il nido in particolar modo, rivestono un importanza cruciale nei percorsi di integrazione interculturale dei bambini stranieri perché è proprio durante i primi anni di vita che si costruisce il cammino dell’inclusione; un inclusione difficile perché deve fare i conti con il processo di inculturazione familiare da un lato e dall’altro allo stesso tempo dividere tempi e spazi di un acculturazione condivisa . Per i servizi si tratta di lavorare su quel periodo della vita in cui si pongono le basi del reciproco riconoscimento e auto-riconoscimento (le cosiddette auto ed etero attribuzioni) mentre la sfida per i genitori stranieri è quella di consegnare i propri figli a persone e luoghi che sono fuori dal “cerchio caldo” della famiglia e di fidarsi/affidarsi a loro. Le famiglie immigrate inducono tutti, operatori in prima battuta, a ridefinire i propri quadri concettuali e simbolici di riferimento rispetto a ciò che può essere considerabile “normale” o “patologico” quindi desiderabile o meno per i bambini e la loro educazione. Per questo soprattutto negli ultimi anni i servizi educativi della prima infanzia, vista l’accresciuta presenza di bambini stranieri, hanno iniziato ad elaborare la c.d. “pedagogia della pluralità” cioè una riflessione critica e prospettiva empirica rispetto alle pratiche educative affinché l’incontro con l’altro divenga un occasione per riflettere sui propri modelli di cura e accudimento. Quindi, in un clima fortemente multiculturale come quello attuale, gli educatori devono preoccuparsi di costruire una pedagogia in cui si possa riprendere tutti insieme la riflessione sui temi dell’infanzia: l’asilo nido infatti è un servizio di sostegno alla genitorialità che si prefigge tra gli altri  l’obiettivo di far incontrare i diversi modelli educativi dei genitori, approfondire la riflessione pedagogica sull’infanzia e rileggere criticamente le priorità educative, ruoli e responsabilità.  Si tratta evidentemente di un continuo incontro di culture e scambio di informazioni e relazioni che riguardano i saperi allevanti i coordinatori pedagogici responsabili del buon andamento delle strutture devono accertarsi che il nido si configuri effettivamente come un luogo multiculturale negli spazi, nei tempi ma anche nell’arredamento e soprattutto che la relazione con le famiglie sia realmente comunicativa. Ciò significa che i feedback che vicendevolmente vengono espressi dovrebbero essere quanto più fluidi e non contenere fraintendimenti, malintesi. Purtroppo però il non detto invece spesso rimane sullo sfondo. Far emergere il non detto è un obiettivo importante che diventa sicuramente più complesso nel momento in cui questa riflessione riguarda modi di cura e accudimento lontano da ciò che conosciamo. Di fatto l’asilo sembrerebbe un luogo in cui l’incontro tra modelli e identità potrebbe sembrare naturale, esito della condivisone della cura, della preoccupazione, universalmente condivisa, del benessere dei bambini. Ma è molto di più. Sul lungo periodo infatti l’incontro e la riflessione su pratiche, saperi e modi di cura diversi possono diventare causa di incidenti comunicativi. L’equilibrio tra flessibilità e irrigidimento della propria identità è molto delicato e il confine molto sottile: è un iterazione complessa quella che vede madri, padri, educatrici e bambini perché non è solo un incontro tra individui ma anche tra culture e concezioni del mondo. Essa infatti riguarda la lingua ma non solo, le abitudini alimentari magari collegate a imposizioni religiose, le rappresentazioni di genere. C'è quindi una vera e propria urgenza di saperne di più in termini antropologici per riflettere insieme sui temi dell’infanzia quindi anche sull’orientamento pedagogico dei nostri servizi perché come più volte sottolineato, l’incontro con chi viene da lontano ci deve spingere a ripensare le nostre coordinate culturali per tessere dialoghi e incontri arricchenti con l’altro. Il testo si prefigge di fornire un quadro teorico utile agli “addetti ai lavori” : tramite interviste ad educatrici e coordinatrici pedagogiche la ricerca presentata da questo libro si è cercato di evidenziato come sia difficile ogni giorno aprire il servizio e le menti di chi quotidianamente ci lavora all’altro, a vari modelli di maternage e genitorialità.
di Barbara Reanda
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