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Gli errori lessicali e di significato nei parlanti l'italiano

Il termine malapropismo, usato per storpiature o scambi di significante, deriva dal personaggio di Mrs. Malaprop che nella commedia I rivali (1775) di Sheridan suscita ilarità dicendo di avere scarsa affluenza sulla nipote (invece di influenza). Forme simili emergono nell’italiano popolare che presenta dialettismi, interferenze, termini ricostruiti per analogia (autobilancia per autoambulanza).

Negli studenti stranieri e nei parlanti nativi c’è poi una certa creatività nel tentare derivazioni regolari che sfociano in errori lessicali là dove la lingua italiana ha scelto un processo derivativo differente o non ha derivato affatto (ululìo per ululato). Gli errori lessicali dovuti a falsi amici (equipaje “bagaglio”, equipaggio “personale di bordo”) imbarazzano a tal punto lo straniero che li memorizza più facilmente, per evitare l’umiliante esperienza di far ridere i parlanti nativi.

L’analogia tra spagnolo e italiano è tanto forte da riportare la tipologia proposta da Carrera Diaz, sottolineando che i casi più pericolosi sono (b) e (d), i più comuni a confronto con le altre lingue:

a) vocaboli esattamente uguali nella forma e completamente distinti nel significato (burro);
b) vocaboli uguali nella forma e con significato coincidente solo in parte (dormitorio);
c) vocaboli leggermente diversi nella forma e con significati completamente distinti (messa/mesa);
d) vocaboli leggermente diversi nella forma e con significato coincidente solo in parte (abitazione/habitaciòn).

Più complesso è il discorso sugli errori di significato. Per De Sangro e Poggi, le sostituzioni di unità cognitive riguardano tali tratti:

1. Denumerabile/non-denumerabile: “Guadagnava un certo numero di denaro”;
2. Animato/Non-animato: “Donne poliziesche”;
3. Stativo/Non-stativo: “Le condizioni di vita che svolgono i meridionali”;
4. Quantità/Qualità: “Mi piacciono meglio i film…”;
5. Spazio/Tempo: “I più diffusi, cioè che si comprano ogni giorno”;
6. Confronto della quantità con la norma/confronto con un’altra quantità: “il programma che mi piace molto è…”;
7. Gradabile/non.gradabile: “molto avarastro”;
8. Definito/Non-Definito: “La lettura è un mio hobby preferito”;
9. Dimensione verso l’alto/verso il basso.

di Domenico Valenza
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