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I sacerdoti pubblici romani

Il complesso sacerdotale e i collegi: i sacerdoti pubblici romani non erano “uomini di Dio” come in altre religioni, benché alcune categorie si dovessero attenere a regole rigide. Compito principale dei sacerdoti era quello di regolare i rituali, assistendo magistrati durante la celebrazione dei sacrifici, le dedicazioni, le consacrazioni de templi, boschi sacri, sacelli, are. Ogni sacerdote e ogni collegio aveva poi compiti specifici (caratteristica della religione romana); i sacerdoti, la cui carica era a vita, venivano reclutati dai ranghi sociali più alti e solo con la lex Ogulnia del 300 a.C. anche i plebei furono ammessi nei collegi. Ovvio è che tutti i candidati dovevano possedere requisiti specifici: cittadinanza romana, nascita legittima, integrità fisica e morale. Sarà solo con Augusto che assume la carica di pontefice massimo nel 12 a.C. a far nuovamente reclutare i sacerdoti più alti nell’ordine senatorio, mentre tutti gli altri dovevano appartenere all’ordine equestre e venivano nominati direttamente dalla figura dell’imperatore in qualità di pontefice massimo, non più dalla cooptazione degli altri sacerdoti.

di Alessia Muliere
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