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Il code sharing

Il code sharing (condivisione dei codici di volo) è il contratto con il quale due vettori si obbligano, mettendo in comune i rispettivi codici di volo, a trasportare su determinate rotte l’uno i passeggeri dell’altro, verso corrispettivo. È un accordo commerciale finalizzato ad ottimizzare la capacità operativa, evitando possibili duplicazioni di voli sulle medesime tratte e mirando a conseguire l’utilizzazione integrale dei posti, imbarcando su uno stesso aeromobile i passeggeri di entrambi i vettori contraenti. È stato indotto dalla liberalizzazione del settore aereo e dall’incremento dell’offerta di volo grazie alle altre compagnie diverse da quella di bandiera.
Alla base del contratto possono esserci le esigenze di entrambe le compagnie aeree di utilizzare un solo aeromobile per il trasporto dei passeggeri dell’una e dell’altra e quella di una compagnia aerea (vettore commerciale o marketing) di garantire i servizi sulle rotte da lei servite tramite altra compagnia (vettore operativo), la quale a sua volta consegue la presenza su una rotta per l’innanzi non servita e senza necessità di porre in essere attività di reperimento della clientela.
Il codice di volo è rappresentato da 2 o 3 lettere, corrispondenti al codice di identificazione del vettore, seguite da 3 cifre, identificative del singolo volo. Per effetto del code sharing, un determinato volo viene contrassegnato dai codici di due compagnie oppure dal codice di una compagnia differente da quella che opera il volo.
L’obbligazione fondamentale a carico del vettore operativo ha ad oggetto il trasporto dei passeggeri del partner commerciale, i quali quindi volano sull’aeromobile di un vettore-esercente diverso sa quello con il quale hanno stipulato il contratto di trasporto e del cui biglietto sono muniti; il corrispettivo è determinato in relazione al numero di passeggeri effettivamente trasportati dal vettore operativo, oppure in relazione ai posti che questo tiene a disposizione del vettore marketing.
Sul piano privatistico e dalla visuale del passeggero, il code sharing rileva come subtrasporto e il vettore partner assume il ruolo giuridico di vettore di fatto o actual carrier, con la conseguenza della responsabilità solidale di entrambi. Sul piano pubblicistico, l’alleanza commerciale realizzata con il contratto in questione può dare luogo a problemi di concorrenza, interpretata come strumento adottato da due vettori, che operano sulla stessa linea, per restringere la concorrenza e uniformare le condizioni del servizio nei confronti del pubblico. Viene apprezzato il contratto di condivisione di codici di volo, ma devono essere sempre rispettate le regole di concorrenza e i requisiti di sicurezza, oltre all’obbligo di informazione.
Il contratto di code sharing può avere fisionomie differenti, a seconda delle modalità attuative dell’accordo. L’elemento fondamentale di differenziazione fra le varie tipologie è la determinazione o meno dei posti a disposizione del vettore che non opera il volo: nel free flow non vi è predeterminazione dei posti, dei quali il vettore marketing può usufruire fino a esaurimento e pagando il corrispettivo solo per i posti usati; il soft block e l’hard block sono figure con riserva di posti (o blocco di posti), dove nel primo il vettore marketing ha a disposizione un certo numero di posti che può rilasciare (restituire alla disponibilità del vettore operativo) sino a un certo termine antecedente alla data del volo, e se non rilascia è tenuto al pagamento anche dei posti non utilizzati (vuoto per pieno), mentre nel secondo il vettore marketing è tenuto a pagare al partner il corrispettivo pattuito per i posti a lui riservati, indipendentemente dalla loro utilizzazione e senza possibilità di rilascio. Ci sono figure miste, infine, in cui una parte dei posti a disposizione del vettore può essere rilasciata e altra parte non può esserlo e deve essere pagata a prescindere dall’effettivo uso.
di Elisabetta Pintus
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