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Il dialogo tra cattolici e protestanti nella riforma protestante

Fra i programmi di riforma e la riunione del Concilio di Trento, fra il 1545 e il 1563, nella Chiesa cattolica furono prese numerose iniziative che segnarono l’avvio della sua opera. È il caso, ad es., delle discussioni fra teologi cattolici e protestanti, degli anni 1540-1, note come Colloqui interconfessionali.

Apprendistato o impossibilità del dialogo

Discussioni frutto della politica dell’imperatore Carlo V, ansioso più di tutti di riconciliare i suoi sudditi divisi dalla questione confessionale. Egli voleva rimanere fedele al giuramento prestato al momento
dell’incoronazione alla fede della chiesa, voleva preservare l’unità dell’impero, ma si rendeva conto che gli indugi del papato avrebbero potuto creare gravi danni alla cristianità e insisteva sulla necessità della sua unione nella lotta contro i Turchi. Il colloquio fra i teologi si tenne a un convegno a Ratisbona, contemporaneamente alla dieta imperiale; venne elaborata una base di discussione, chiamata Libro di Ratisbona, diviso in 23 articoli, che si attenevano alla fede comune, vertendo sui punti di divergenza. Paolo III non era favorevole a questa iniziativa, poiché non voleva che la dieta imperiale, che riuniva luterani e cattolici, potesse svolgere il ruolo di un concilio nazionale; ma al tempo stesso non poteva lasciar credere di non voler favorire la ricerca dell’unità. Inviò quindi prima Morone, poi Contarini (fautore della riforma accolta dall’imperatore). Si trattava secondo Roma di un incontro con i teologi eretici nella prospettiva di un concilio generale per trattare i disaccordi della fede. Il convegno teologico vero e proprio si tenne dal 28 aprile al 23 maggio 1541. Non si poté giungere a un testo comune sull’eucarestia a causa del rifiuto protestante di includervi il termine transustanziazione, né ci si poté intendere sull’autorità della Chiesa nell’interpretazione delle Scritture. Il 5 maggio tuttavia i teologi delle due parti si accordavano sull’articolo che trattava il problema della giustificazione. Come si opera la giustificazione dell’uomo da parte di Dio, vale a dire in definitiva la salvezza? Per il tramite della grazia di Cristo nessuno l metteva in dubbio, ma qual era il ruolo dell’uomo? Puramente passivo se la grazia esercitava la sua onnipotenza attraverso una imputazione esterna, come affermavano i protestanti; oppure attivo tramite la trasformazione della volontà umana, secondo la tesi cattolica. I teologi di Ratisbona hanno tentato di unificare le due posizioni con quella che si è chiamata la doppia giustificazione, che descrive in due tappe il processo attivato dalla grazia di Cristo. Né Lutero, né Roma accettarono una simile formulazione. Il legato Contarini si sforzò fino alla morte, avvenuta l’anno seguente, di difendere da duplex justitia, che riteneva non tradisse in alcun modo la dottrina cattolica, ma fu sconfessato dal papa su questo punto.

di Alessia Muliere
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