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Il funzionamento dei Writs

Quale è la spinta che ha condotto all’affermazione del writ come strumento essenziale dell’esercizio del potere delle corti di common law?
Nel XII e nel XIII secolo la cancelleria “vende” i singoli writs agli interessati, incassando notevoli proventi per il tesoro reale.
Vi è anche un interesse politico, che sarà la causa della crisi del sistema dei writs, poiché con la creazione e concessione di nuovi rimedi si estende la competenza e dunque il potere delle corti reali.
Per comprendere il funzionamento del writs bisogna distinguere due diversi tipi di writ.
I writs ordinari sono consolidati nella prassi giudiziaria e annotati in un apposito Registrum Brevium.
L’attore che intende usufruire della giustizia regia e la cui pretesa sia tra quelle riconosciute nel Registrum, deve ottenere, dietro pagamento, il writ idoneo a tutelare la sua situazione.
I writs straordinari, a causa del loro carattere eccezionale, non sono invece elencati nel Registrum e sono ottenuti dai poveri per concessione gratuita o, al contrario, sono ottenuti dietro il pagamento di un prezzo altissimo.
Tali writs possono passare all’altra categoria ad essere iscritti nel Registrum se si consolidano nella pratica.
Il writ è materialmente elaborato nella segreteria del cancelliere, al quale spetta anche il compito di istruire preliminarmente il ricorso per cui si chiede la concessione del writ medesimo.
Destinatari del writ possono essere i Lord o gli sheriff.
L’inosservanza dell’ordine contenuto nel writ è considerata un’offesa diretta al sovrano e può comportare l’imprigionamento del responsabile.
La concessione del writ non significa ottenere una pronuncia favorevole, ma solo una chiave per aprire la porta della giustizia regia.
Ovviamente vi è una forte e comprensibile opposizione dei nobili verso un aumento della giurisdizione regia a scapito della loro.
Tale opposizione si manifesta in tre documenti fondamentali per la storia delle istituzioni inglesi, emanati nel corso del XIII secolo: Magna Charta, 1215; Provisions of Oxford, 1258; Statute of Westminster II, 1285.
di Stefano Civitelli
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