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Il giusnaturalismo

Con il termine giusnaturalismo si intende la scuola del diritto naturale, e ci si riferisce all’importanza dello svolgimento e della diffusione del diritto naturale durante l’età moderna del seicento e del settecento.
La scuola del diritto naturale nacque dall’opera di Grozio, Il diritto della guerra e della pace, ma non ha avuto una precisa data di chiusura anche se è ben nota la corrente di pensiero che ne ha decretato la morte cioè lo storicismo giuridico. Mentre nell’opera di Hegel del 1802 “ delle diverse maniere di trattare scientificamente il diritto naturale” il filosofo rappresenta il dissolvimento definitivo del giusnaturalismo.
Mentre molto prima nel 1660 Pufendorf pubblicò “ Elementi di giurisprudenza universale in due libri” dove l’autore espone la scienza del diritto come scienza dimostrativa, ed inoltre espone il proprio debito di riconoscenza a Hobbes e Grozio.

Ciò che tiene uniti i giusnaturalisti è proprio l’idea che sia possibile una scienza della morale, dove per scienza si intende ogni disciplina che abbia applicato il metodo matematico.
Se a qualcuno spetta il titolo di Galileo delle scienze morali, questo è sicuramente Hobbes, il quale era convinto che il disordine della vita sociale, dalla sedizione al tirannicidio, dipendessero dalle dottrine erronee, di cui erano stati autori gli scrittori di cose politiche antiche e moderni.
Nel campo delle scienze morali aveva dominato a lungo Aristotele, secondo cui nella conoscenza del giusto e dell’ingiusto non è possibile raggiungere la stessa certezza a cui giunge il ragionamento matematico, e bisogna accontentarsi di una conoscenza probabile.
Fino a che il giurista è considerato un commentatore di tesi, egli deve imparare le varie regole che devono servire alla comprensione e all’eventuale integrazione del testo nonché alla soluzione delle regole dell’interpretazione. Mentre per il nuovo metodo, il compito del giurista non è più l’interpretazione ma la dimostrazione.
I giusnaturalisti sostengono che il compito del giurista è quello di scoprire le regole universali della condotta attraverso lo studio della natura dell’uomo, come uno scopritore.

I trattati di filosofia politica prima di Hobbes, posavano su due pilastri: la “Politica” di Aristotele e il diritto romano.
“Politica” : Polis e si avvale di una ricostruzione storica delle tappe attraverso cui l’umanità sarebbe passata dalle forme primitive alle forme più evolute fino ad arrivare alla società perfetta, che è lo Stato. Le tappe principali sono la famiglia, e il villaggio. La famiglia che soddisfa i bisogno di tutti i giorni e il villaggio che soddisfa dei bisogni che non sono più giornalieri.
Hobbes fa tabula rasa di tutte le opinioni precedenti e costruisce la sua teoria su basi solide, sullo studio della natura umana e dei bisogno che questa natura esprime, nonché del modo per soddisfarli.
Per quanto riguarda il problema del fondamento e della natura dello stato si può parlare di modello giusnaturalistico. Nel diritto pubblico o nella dottrina dello Stato le opere giusnaturalistiche sono contraddistinte da un metodo e da un modello teorico. Il modello è costituito sulla base di due elementi: lo stato di natura e lo stato civile. L’uomo non può vivere contemporaneamente nell’uno e nell’altro. La contrapposizione sta nel fatto che gli elementi costitutivi del primo sono individui singoli, isolati, che agiscono non seguendo la ragione ma le passioni o gli istinti. L’elemento costitutivo del secondo è l’unione degli individui isolati e dispersi in una società perpetua ed esclusiva, che agiscono mediante la ragione. Lo stato di natura e lo stato civile sono antitetici e in quanto antitetico lo stato civile è artificiale rispetto allo stato di natura.
Il modello hobbesiano è dicotomico e chiuso, mentre il modello aristotelico è plurimo e aperto.

Mentre nel primo modello stato di natura e stato civile sono posti l’uno di fronte all’altro in un rapporto antagonistico, nel secondo modello, tra la società originaria e primitiva e la società ultima e perfetta, che è lo Stato vi è un rapporto di continuità, di evoluzione, perché attraverso le tappe si arriva ad uno Stato che è la conclusione di una serie di queste tappe obbligate.
Il bersaglio polemico di Filmer è la teoria della libertà naturale degli uomini dal quale discende l’affermazione che gli uomini abbiano il diritto di scegliere la forma di governo che preferiscono. Per Filmer l’unica forma di governo legittima è la monarchia, perché il fondamento di ogni potere è il diritto che ha il padre di comandare i figli e il potere si trasmette sempre dall’alto verso il basso.


Il contratto come passaggio obbligato


Per il giusnaturalismo moderno il principio di legittimazione della società politica è il consenso. Il tema è stato esposto molto chiaramente da Locke. Nel suo libro “ due trattati sul governo” Locke afferma che l’obbligo del figlio di ubbidire al padre e alla madre deriva dal fatto che da loro è stato generato. L’obbligo dello schiavo di ubbidire al padrone dipende da un delitto commesso, e l’obbligo del suddito di ubbidire al sovrano nasce dal contratto.  Per Locke il contratto funge da strumento necessario allo scopo di permettere l’affermazione di un certo principio di legittimazione. Il contratto è concepito come un anello necessario alla catena di ragionamenti che comincia con l’ipotesi di individui isolati liberi ed eguali.
Il contratto è un pactum societatis (tra individui) attraverso cui gli individui che vivono nello stato di natura formano una collettività come unità sociale e giuridica. E’ un accordo tra due o più soggetti per produrre effetti giuridici.
Il contrattualismo, invece, è una corrente filosofica politico-moderna. un complesso di teorie politiche accumunate dall’idea di uno stato di natura inteso come condizione propria dell’umanità alle sue origini, da cui gli uomini sarebbero usciti per via di un contratto, ossia di un accordo tacito o esplicito al quale viene ricondotta l’origine della società e del potere politico.


La critica del giusnaturalismo


Hegel fu il critico fu spietato del giusnaturalismo. Secondo Hegel la società civile, che essi hanno rappresentato, non è lo Stato nella sua realtà profonda ma è soltanto un momento nello sviluppo dello spirito oggettivo che ha inizio dalla famiglia per arrivare allo Stato passando attraverso la società civile, è il momento che sta in mezzo alla famiglia e allo stato ed inoltre rappresenta un momento negativo, perché è la fase dello sviluppo storico dove avviene la disgregazione dell’unità famigliare. Per essere un vero e proprio stato, manca, alla società civile dei giusnaturalisti il carattere essenziale della totalità organica. I giusnaturalisti hanno immaginato la società civile come un’associazione volontaria di individui e hanno posto a fondamento il contratto, che non serve a giustificare il salto dalla natura alla storia. Inoltre, se uno Stato fosse un’associazione fondata in base ad un accordo di individui, ognuno di loro dovrebbe considerarsi libero di mandare in rovina lo stato con la propria azione e non si spiegherebbe come uno Stato come questo potesse pretendere il sacrificio della vita degli stessi cittadini quando è in gioco la propria sopravvivenza.
Con Hegel il modello giusnaturalistico giunge alla sua conclusione. La filosofia del diritto di Hegel non è una negazione ma una sublimazione.
Il rimprovero che Hegel muove ai giusnaturalisti è di aver dato un giudizio positivo dello Stato e non di non averlo saputo fondare.
di Carmen Maiorino
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