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Il giusnaturalista Thomas Hobbes (1588- 1679)

Thomas Hobbes (Malmesbury, 5 aprile 1588 – Hardwick Hall, 4 dicembre 1679) è stato un filosofo britannico, autore del famoso volume di filosofia politica intitolato  Leviatano (1651)
Le tre principali opere di filosofia politica di Hobbes sono:
- Elementi di legge naturale e politica (1640)
- De Cive (1642- 1647)
- Leviatano (1651)



Si possono individuare quattro linee interpretative di Hobbes:
- La prima considera Hobbes come un polemista politico, coinvolto nelle vicende del suo tempo, la sua ossessione per l’anarchia e il successivo tentativo di legittimare qualsiasi regime al fine di assicurare la pace interna, queste pretese sarebbero giustificate dagli eventi della guerra civile inglese.
- Una seconda interpretazione, la Taylor-Warrender thesis, fa confluire Hobbes nel grande fiume del giusnaturalismo ma il nucleo fondamentale consiste in una teoria dell’obbligazione fondata sul rispetto della legge di natura, intesa come comando divino.
- Una terza interpretazione, quella di Strauss, considera Hobbes come un umanista che giunge a dare una nuova fondazione sistematica alla politica moderna a partire dalla ridefinizione dei movimenti dell’agire umano.
- La quarta interpretazione ( Goldsmith, Magri, Bobbio) implica gli aspetti fondamentali che hanno influenzato e da cui ha preso spunto Hobbes, cioè la guerra civile inglese e la guerra di religione.


La politica per Hobbes


Per hobbes la ragione non è una luce interiore che può illuminare la conoscenza ma una facoltà di calcolo, capace di addizionare, sottrarre.
La politica, invece, per Hobbes è una scienza costruttiva, artificiale, che deve costruire lo Stato a partire dai suoi elementi più semplici, gli individui. L’uomo non è solo artefice ma anche materia dello stato, e la sua costruzione psicofisica non è prodotta da lui ma dalla natura.
La natura, ossia l’arte per mezzo del quale Dio ha fatto e governa il mondo, è imitata dall’arte dell’uomo, oltre che in molte altre cose, anche nella capacità di produrre un animale artificiale. Noi siamo in grado di produrre il massimo animale artificiale, cioè l’uomo. L’uomo può creare lo stato seguendo se stesso, lo stato è quella grande macchina composto dalla vita reale dell’individuo. Lo stato è quell’uomo artificiale che è composto da tanti piccoli individui che compongono quello stato che funziona come un grande uomo. Secondo Hobbes il cuore è una molla, i nervi sono delle cinghie e le articolazioni sono delle rotelle che trasmettono il movimento a tutto il corpo. L’arte si spinge anche oltre attraverso l’imitazione di quel prodotto razionale che è l’opera più eccellente della natura, l’uomo viene infatti creato dall’arte, quel grande leviatano o Stato che non è altro che un uomo artificiale.
Nello Stato la sovranità è un’anima artificiale perché da vita all’intero corpo: i magistrati sono le articolazioni artificiali, la ricompensa e la punizione sono i nervi, la prosperità e la ricchezza di tutti i singoli membri sono la forza e la sicurezza del popolo è il suo compito.
I consiglieri sono la memoria e l’equità e le leggi sono una ragione e una volontà artificiale. La concordia è la salute e la sedizione è la malattia, infine la guerra è la morte.

Insomma Hobbes paragona lo stato ad un corpo umano che proprio come il corpo tende a conservare la propria salute, e  lo stato cerca di mantenere la pace.
Hobbes ha una visione pessimistica dell'uomo, che teme gli altri uomini. Allo Stato di natura, senza leggi che regolino la convivenza con gli altri uomini, l'uomo diventa homo homini lupus (l'uomo è un lupo nei confronti di un altro uomo). Questo Stato porta alla belligeranza (bellum omnium contra omnes, la guerra di tutti contro tutti). Se la guerra continuasse ci sarebbe la distruzione del genere umano; Da questa guerra ne consegue che niente può essere ingiusto. Le nozioni di diritto e torto, giustizia e ingiustizia non vi hanno luogo. Perché dove non esiste un potere comune non esiste legge e dove non esiste legge non c’è ingiustizia. Ed è per questo che gli uomini si accordano.


La legge di Natura per Hobbes


Secondo Hobbes sono 3 i principi su cui la ragione umana si deve basare, che vanno a formare la legge di Natura:
- I° legge naturale: La pace va sempre ricercata ma se non si ha speranza di ottenerla, cercare di ottenerla tramite la guerra. la pace è più economica della guerra e non mette a rischio le condizioni che si hanno.
- II° legge naturale: Il diritto a tutto non deve essere conservato, ma certi diritti devono essere trasferiti o abbandonati.
I derivata: Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te;
II derivata: Bisogna rispettare i patti. Infatti ci dovrà essere un coercive power per costringere ugualmente gli uomini all’adempimento dei loro patti col terrore di punizioni forti.
- III° legge naturale: Le passioni che inducono l’uomo alla pace sono la paura della morte, il desiderio di quelle cose che sono necessarie a una vita più piacevole e la speranza di ottenerle con la propria operosità ingegnosa. La ragione suggerisce opportune clausole di pace sulle quali si possono portare gli uomini ad un accordo.

Gli uomini, appunto, devono stipulare un contratto sociale dove inserire queste 3 regole. il contratto include:
- Pactum unionis: gli uomini non si combattono più;
- Pactum subectionis:è meglio sottostare alla malvagità di uno che non di tutti: tutti meno uno, il sovrano, rinunciano al potere di tutti su tutto.
- Il pactum unionis comprende lo stato di natura e lo stato di diritto.


Diritto di natura e legge di natura


Lo Stato di natura comprende il diritto di natura e la legge di natura.
Il diritto di natura è la libertà che ciascuno di noi ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per conservare la propria natura, cioè la sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e la sua ragione, egli concepisce come il mezzo più idoneo a questo fine.  
La legge di natura, che comprende le derivate,  è un regola generale scoperta dalla ragione che proibisce ad un uomo di fare ciò che distruggerebbe la sua vita o che gli toglierebbe i mezzi per conservarla e di non fare ciò che egli considera meglio per conservarla (obbligazione).
Si resta nella condizioni di natura fino a quando l’appetito privato è la misura del bene e del male, di conseguenza tutti gli uomini convengono sul fatto che la pace è un bene e che anche i mezzi per conquistarla, cioè le leggi di natura, sono un bene cioè sono virtù morali e i loro contrari son vizi.
Lo stato di diritto comprende il trasferimento assoluto dei diritti degli individui dallo Stato: è solo la soggezione ad un potere assoluto che fa degli individui un popolo.
Gli uomini devono decidere di sottomettersi ad un sovrano unico e assoluto (dal latino absolutus cioè sciolto) quindi sciolto dal patto, non lo deve rispettare, anzi deve esercitare in modo forte delle regole sui sudditi (il sovrano ha il potere di tutto su tutti). Fare ciò significa rinunciare alla libertà individuale per avvantaggiare quella del sovrano. Questa decisione è irreversibile: non si può tornare indietro. Il potere del sovrano è anche indivisibile: egli possiede i poteri esecutivo, giudiziario, legislativo e non li divide con altri organi.
Creazione dello Stato per Hobbes: gli uomini decidono di sottostare a questa restrizione a causa della preoccupazione della propria conservazione, quindi cercano protezione. E l’unica maniera di erigere un potere comune che possa essere in grado di proteggere gli uomini dall’aggressione, procurando loro sicurezza è quello di trasferire tutto il loro potere e la loro forza ad un solo uomo o ad una assemblea di uomini.
di Carmen Maiorino
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