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Il museo come modo di vedere

Svetlana Alpers, Michale Baxandall e Stephen Greenblatt hanno trattato il tema del museo come "modo di vedere".

Svetlana Alpers parte dal ricordo di una visita presso il Peabody Museum da bambina, di come sia rimasta impressionata dalla vista in una teca di un granchio gigante e di come, riflettendo a posteriori su questo ricordo, si sia posta il problema dell'interesse visivo che viene dato agli oggetti esposti nelle teche dei musei e di come sia il modo espositivo a influenzare il modo di vedere dei visitatori.

Michale Baxandall si sofferma sull'intento espositivo di un museo.
Vi sono alcune precondizioni per mostrare gli oggetti espressamente culturali: in una mostra antropologica vengono coinvolti tre elementi culturali:
- le idee, i valori e gli obiettivi degli artefici degli oggetti
- le idee, i valori e gli obiettivi dei curatori
- le idee, i valori e gli obiettivi degli osservatori
L'osservatore opera nello spazio tra oggetto e cartellino, mettendo in connessione i due elementi. Baxandall pone anche il problema dell'"esponibilità": l'oggetto esponibile è quello fatto per essere messo in mostra, altrimenti, davanti a un oggetto puramente culturale, si rischia di porre il visitatore in una situazione di imbarazzo, di farlo sentire un voyeur invadente.

Stephen Greenblatt si concentra sul significato di due modelli espositivi, risonanza e meraviglia.
Greenblatt spiega come l'effetto di meraviglia venga evocato dai curatori delle mostre attraverso l'illuminazione da vetrina, la quale crea un paradosso: la luce associa le teche del museo alle vetrine dei negozi di lusso facendo nascere nell'osservatore il desiderio di possesso quando invece tali oggetti non possono essere posseduti nemmeno dal proprietario nominale.
L'effetto di risonanza invece, ha come conseguenza quella di distogliere lo sguardo dall'oggetto per orientare l'osservatore verso problemi impliciti nell'oggetto.

di Alessia Muliere
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