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Il partito pigliatutto e il partito leggero

Il partito di massa domina la scena politica italiana fino agli anni ’70 quando nel nostro paese si inizia a passare al partito pigliatutto che è il risultato di una serie di trasformazioni sociali e culturali che portano all’indebolimento di sentimenti di appartenenza di classe e delle credenze religiose, lo sviluppo economico e il benessere riducono i conflitti sociali, mentre i mass media permettono di entrare in contatto con le grandi masse di elettori. 
Si riscontra un allontanamento dalla politica, un aumento dell’astensionismo e un calo di iscritti che porteranno alla futura crisi del sistema.
In questi anni il Partito radicale intraprende un percorso originale dimostrando che i cambiamenti del settore dell’informazione aprono nuove opportunità alla comunicazione politica e sotto la guida di Marco Pannella il partito inaugura a metà degli anni’70 un uso alternativo delle comunicazioni di massa trasformandosi in un partito-medium e dimostrando che anche un’organizzazione numericamente esigua può ottenere un’alta visibilità se capace di un’azione comunicativa aggressiva, per i radicali ogni occasione  è importante per un dibattito e le immagini di “partito che non è partito” non solo fanno, ma sono la notizia, divenendo unico contenuto delle trasmissioni via etere e dei testi stampati.
Nella moderna società della comunicazione per diffondere le proprie idee non è più necessario avere un grande apparato propagandistico e disporre di militanti, ma sfruttare i mass media.
I radicali mettono in atto comportamenti che sovvertono le regole quali lo sciopero della fame, appelli, uso del corpo e del silenzio, candidature shock; questo inizia nel 1974 con i 68 giorni di sciopero della fame di Pannella, nel 1978 in tribuna i radicali si imbavagliano, nel 1987 viene candidata Cicciolina e si conferma con i radicali nudi sul palco del Teatro argentina nel 1995 e trent’anni dopo con il bicchiere d’urina bevuto da Pannella a Buona Domenica.
Il vecchio modello di partito è ormai superato e l’erosione delle subculture politiche, il venire meno di modelli ideologici forti, l’affermarsi di strumenti che ridefiniscono i tempi e i modi della comunicazione hanno modificato il rapporto tra cittadini e partiti.
L’elettorato diventa culturalmente e socialmente più eterogeneo e meno controllabile dai partiti attraverso l’organizzazione, i mass media spingono i partiti a campagne “personalizzate” centrate su candidati e temi specifici.
di Anna Carla Russo
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