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Il piacere del guerriero

La Prima guerra mondiale non è semplicemente una delle tante guerre che hanno insanguinato il pianeta. Essa inaugura il modello della guerra totale, poi messo a punto dalla Seconda guerra mondiale e caratterizzato “dall’equiparazione dei civili ai militari e dalla propensione a sterminarli senza alcuna remora”.
L’intero repertorio dell’orrore bellico viene così ricondotto alla sfera del godimento. “Il desiderio selvaggio di massacrarsi a vicenda” diventa la triviale paga del guerriero. Dietro lo stereotipo del soldato che si eccita per la carneficina c’è, del resto, una lunga e prestigiosa storia.
Che il senso della guerra e del suo orrore continui ad affidarsi alla prospettiva del guerriero risulta, oggi, particolarmente insensato. Le vittime civili non condividono nè la volontà di uccidere nè, tanto meno, quella di farsi uccidere. Bisognerebbe infatti chiedere alle vittime dei bombardamenti dove stesse per loro il godimento e l’eccitazione. E bisognerebbe chiederlo ai bambini che esplodono in molte parti del mondo per le mine anti-uomo.

di Anna Bosetti
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