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Insufficienza renale


L’insufficienza renale cronica preoperatoria non costituisce di per sé controndicazione ad un intervento di cardiochirurgia, anche se richiede una particolare attenzione nella posologia dei farmaci secondo la clearance della creatinina.
La rapida progressione dei processi di calcificazione delle bioprotesi valvolari in pazienti emodializzati ne controindica l’utilizzo.
Un’insufficienza renale acuta postoperatoria di gravità variabile è documentabile nel 30% circa dei pazienti sottoposti ad intervento cardiochirurgico.
Tale complicanza può essere dovuta a perdite ematiche, una ridotta idratazione, un eccessivo impiego di diuretici o un’insufficienza cardiaca e richiede quindi un adeguamento della volemia ed un’eventuale terapia inotropa, a seconda dell’eziologia.
Oltre a tali meccanismi funzionali, esistono cause organiche di insufficienza renale postoperatoria, come, ad esempio, la necrosi tubulare acuta, che può nei casi più gravi (3% circa) richiedere l’ultrafiltrazione temporanea.
I fattori di rischio di insufficienza renale post-cardiochirurgica sono ben codificati e includono la disfunzione renale preoperatoria, le arteriopatie periferiche (diabete), l’endocardite, le valvuloptie, le cardiopatie congenite e i reinterventi di cardiochirurgia.
Escludendo i casi che necessitano la dialisi temporanea, l’insufficienza renale postoperatoria non modifica la prognosi preoperatoria del paziente.
Tratto da APPUNTI DI CARDIOCHIRURGIA di Alessandra Di Mauro
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