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L'urgenza di una riforma a Roma, '500

Il rapporto tra Curia romana e testimonianza cristiana nel primo Cinquecento, benché sia un tema studiato e ben conosciuto, non cessa di meravigliare. Si tratta di un periodo storico profondamente ambiguo e variegato, se lo si guarda con i parametri con cui oggi si è soliti pensare alla chiesa o il papa, eppure è un periodo storico che ha segnato profondamente la città di Roma e le forme curiali che sopravvivono ancora oggi. Nella Roma rinascimentale coesistevano in tutti gli strati della società un cristianesimo paganeggiante insieme ad una fede umile, vissuta nel servizio e nella testimonianza evangelica. La gente del tempo forse non si scandalizzava più di tanto, ma ciononostante avvertiva l’esigenza d una riforma. Allora, quale riforma e soprattutto come attuarla? Mentre i papi si sono occupati di affermare nello scenario europeo la loro presenza politica, culturale, artistica, amministrativa e a fare di Roma il centro del Rinascimento, degno del passato classico dell’Urbe e della sua missione di capitale del cristianesimo, scoppia all’improvviso la riforma protestante. Intenta ad occuparsi di politica e di potere, Roma non coglie la portata dell’evento che divide l’Europa cristiana e lacera l’unità della chiesa. Tuttavia c’è una testimonianza cristiana che piano piano si fa strada in Italia e anche a Roma. Il concilio di Trento non nasce dal nulla, ma è preparato in maniera discreta, silenziosa e tuttavia efficace, da una serie di iniziative, proposte, tentativi di riforma che nascono dal basso, dia laici, da persone semplici. Non ha importanza se talora non vengono riconosciuti o favoriti: ci sono e scandiscono il passo della storia. Dopo il Sacco di Roma è chiara una certa ripresa della vita spirituale. Lo si rivela dal fenomeno delle confraternite e dagli oratori che giungono al loro massimo fulgore, ma pure dal sorgere di nuovi ordini religiosi, con compiti caritativi ed educativi, per quanto sia ancora oggetto di studio, è stata segnalata la diffusione della Bibbia in volgare che ha aspetti inediti e interessanti. Qui il concilio, dopo le incertezze iniziali, opererà un taglio radicale: si identificano le versioni in volgare della Bibbia col diffondersi delle dottrine dei riformati, e di conseguenza si proibisce qualsiasi traduzione. Ma gli effetti sono più devastanti: mandando al rogo la Bibbia in volgare, si compromette, e per secoli, la crescita non solo della vita della chiesa, ma pure della cultura degli italiani.

di Alessia Muliere
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