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L’evoluzione della normativa comunitaria in materia di trasporto ferroviario e il suo recepimento nell’ordinamento giuridico italiano

Il primo passo di uniformità comunitaria si è avuto agli inizi degli anni 90 del secolo scorso con la Direttiva 91/440/CEE del 1991 che ha introdotto alcuni elementi di apertura al mercato in un settore tradizionalmente riservato alla gestione, diretta o indiretta, da parte degli Stati. Nel 1995 vengono emanate la direttiva in materia di licenze delle imprese ferroviarie e la direttiva concernente la ripartizione delle capacità di infrastruttura. Sono state recepite con lentezza da quasi tutti gli Stati membri, per il loro notevole impatto su un consolidato assetto del trasporto ferroviario.
Attualmente vengono in rilievo la Direttiva 91/440/CEE del Consiglio del 29 luglio 1991 relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie, la Direttiva 95/18/CE del Consiglio del 19 giugno 1995 relativa alle licenze delle imprese ferroviarie, la Direttiva 2001/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria, all’imposizione dei diritti per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria e alla certificazione di sicurezza.
Per dare attuazione alle direttive comunitarie del 2001 è stato emanato il d.lgs. 8 luglio 2003 n.188, tutt’ora vigente. Tutta la complessa normativa si basa sul principio fondamentale della separazione tra la gestione dell’infrastruttura ferroviaria ad opera di un unico soggetto in posizione monopolistica e l’attività di trasporto svolta da imprese ferroviarie in concorrenza tra loro.
di Elisabetta Pintus
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