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L’origine leggendaria dell’affissione delle Tesi di Martin Lutero

Il punto è che Lutero, esattamente  quella data, 31 ottobre 1517, si era rivolto ai propri superiori ecclesiastici, comunicando loro le sue preoccupazioni pastorali circa lo scandalo delle indulgenze. Perciò scrisse sia al vescovo di Brandeburgo sia di Alberto di Brandeburgo. Il primo, Hieronymus era l’ordinarius loci di Lutero, poiché Wittenberg si trovava nella sua giurisdizione: egli tuttavia non aveva alcuna diretta responsabilità per ciò che concerneva lo scandalo delle indulgenze. La lettera è andata perduta anche se Lutero la menziona ripetutamente. Ci è invece rimasta la lettera dell’arcivescovo Alberto, in cui Lutero dichiara francamente, ma senza toni di rottura di non poter tacere di fronte a fatti così gravi. Lo addolora profondamente il mondo irresponsabile con cui vengono presentate al popolo le indulgenze, e soprattutto la falsa sicurezza che i predicatori intendono inculcare nella coscienza dei fedeli in ordine alla salvezza. In una parola, l’indulgenza cancellerebbe qualsiasi colpa o pena divina. Con discrezione e rispetto Lutero fa osservare all’arcivescovo che al popolo cristiano bisogna predicare il Vangelo, le opere di pietà e di carità, piuttosto che le indulgenze. Egli lo prega perciò di revocare l’istruzione per i predicatori. Lutero allega alla lettera un campionario di tali obiezioni, perché l’arcivescovo rifletta sui dubbi che in un teologo avvertito possono emergere dalla predicazione delle indulgenze: il campionario è fatto dalle famosi Tesi per le quali non possediamo altra data se non quella del 31 ottobre 1517 della lettera di Alberto di Brandeburgo. Esse si presentano dunque in questa prima stesura come appunti di riflessioni su cui Lutero si è fermato a lungo animosamente, ma non come articoli di una professione di fede. Sono rivolte in via riservata all’autorità competente e non gridate in pubblico con un gesto di protesta; intendono soprattutto proporre un confronto accademico. Ecco la ragione per cui le Tesi sono scritte in latino; non erano destinate alla diffusione, meno che mai alla diffusione popolare: ma miravano a suscitare una conversazione, un approfondimento teologico, tra persone a diverso titolo responsabili di quanto accadeva. Non solo dunque la mancata risposta dell’autorità, ma anche l’imprevista diffusione delle Tesi ha mandato in crisi il proposito di raccoglimento e conversione di un credente che si sente Chiesa e che sente su di sé la responsabilità di un peccato di Chiesa. Bisogna aggiungere tuttavia che la diffusione delle Tesi, se non fu provocata da Lutero, non fu da lui efficacemente contrastata. Passò del tempo senza che si avviasse quel tentativo di riflessione comune con le autorità della Chiesa che era alle origini di un simile scambio epistolare.


di Alessia Muliere
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