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La didattica pianistica

  
Nel VII capitolo, Come si insegna il pianoforte, Casella asserisce innanzitutto la necessità che l'insegnante sia anche un concertista. Sono infatti indispensabili nell'attività didattica le continue esemplificazioni al pianoforte da parte del maestro. Nondimeno didatticamente importante è conoscere l'alunno sotto ogni aspetto, tanto fisico quanto psicologico, al fine di correggerne gli aspetti negativi. Il maestro deve inoltre saper scovare gli errori e indicarne tempestivamente i rimedi più adatti in maniera semplice e sintetica, attraverso un controllo severissimo dell'esecuzione. Questa non deve essere interrotta, per quanto possibile, in modo da avere da subito un quadro generale della costruzione del pezzo operata dall'allievo, e sarebbe preferibile che l'ascolto avvenisse a distanza. È importante che il maestro si prenda cura dello sviluppo della memoria dell'allievo nei suoi tre aspetti: "visiva" (la più cerebrale e quindi la più sicura), "dell'orecchio", "delle dita" ("quest'ultima irriflessa e quindi di ordine inferiore"); e che esiga da essi che frequentino concerti pianistici, ma anche orchestrali e cameristici, e che si interroghino su questioni afferenti anche alla altre arti. Per Casella, infatti, il maestro di musica deve essere anche e soprattutto un maestro di vita. Non manca anche questa volta l'autore di supportare le proprie teorie chiamando in causa i metodi didattici dei più grandi maestri di pianoforte della storia, quindi di Clementi, Chopin, Liszt, Leschetizky, Busoni.

di Anna Romano
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