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La dottrina della giustificazione nella riforma del XVI sec.

La dottrina della giustificazione è il fulcro della teologia di Lutero e lo è fin dall’inizio del suo atteggiamento teologico; da allora essa divenne il segno distintivo della Riforma del XVI secolo. Sia Lutero che Melantone sviluppavano la teoria della giustificazione dall’epistolario paolino, in particolare dalla Lettera ai Galati e ai Romani e vedevano in Paolo il dottore per eccellenza della giustificazione. Nella dichiarazione congiunta la
giustificazione è sola gratia; viene ripresa una formulazione che si trova anche negli atti del concilio di Trento, nei canoni sulla giustificazione. A dire il vero ci si sarebbe aspettati anche la ripresa dell’espressione sola fide, della tradizione luterana, che nella storia è stata considerata una peculiarità della dottrina della Riforma sulla giustificazione: viene messa in rilievo l’importanza della fede nel procedimento della giustificazione, in modo da escludere qualsiasi altra prerogativa umana per la salvezza. La dichiarazione spiega che la giustificazione per i luterani è dominante e racchiude la speranza e l’amore di Dio, mentre per i cattolici l’ambito delle tre virtù teologali è separato, ma ognuna arricchisce l’atra di senso. La dichiarazione distingue tra giustificazione, remissione dei peccati e salvezza. Lutero non poneva così esplicitamente la distinzione. Da parte cattolica la giustificazione era ritenuta l’inizio della salvezza e della nuova vita; da parte luterana invece si voleva rilevare che la giustizia di Cristo è una giustizia aliena, cioè una giustizia che non proviene dall’uomo ma è donata da Dio in Cristo e può rinnovare solo in unione con lui. Per ciò che concerne il ruolo dell’uomo nella giustificazione la dichiarazione rileva che l’assenso personale alla grazia non deriva dalle forze dell’uomo, ma è dono di Dio e insieme che l’uomo riceve la giustificazione poiché non può fare nulla per essa, salvo la partecipazione nella fede, che è operata dalla stessa parola di Dio. Si è scoperto dunque che l’epistolario Paolino, il documento di fede più antico della storia del cristianesimo, è l’interpretazione prima e autentica dell’evangelo; e l’apostolo Paolo non è una pietra di inciampo, come pareva essere nel XVI secolo, ma sacramento di unità per la Chiesa.

di Alessia Muliere
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