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La svolta del concilio di Trento

Il dramma della curia romana e il Concilio di Trento
All’inizio del Cinquecento il dramma della Curia romana parla da sé. La corte del papa è uno dei segni dei tempi: è una corte principesca per la sua ricchezza e per il suo splendore, alla pari se non superiore delle principali corti d’Europa. Lo spirito che vi regna non è certo lo spirito del Vangelo: vi prevalgono il sentimento estetico , il culto degli ideali profani attraverso la rievocazione dell’arte classica e dei suoi contenuti mitologici. Non si deve tuttavia generalizzare. Un segno chiaro di ripresa spirituale è la conoscenza e la diffusione della Bibbia. Sorprendono pure i tentativi di riforma dal basso, dei laici, dei semplici fedeli. Lo testimoniano il fenomeno delle confraternite e delle compagnie e soprattutto il sorgere di nuovi ordini e congregazioni religiosi con compiti educativi e caritativi. L’ultimo capitolo riguarda la Dichiarazione congiunta della dottrina sulla giustificazione, firmata ad Augsburg, il 31 ottobre 1999, dalla federazione luterana mondiale e dalla chiesa cattolica. Nel XVI secolo un dialogo fra le diverse parti era proprio impossibile? Non lo era, ma di fatto è divenuto impossibile sia per le chiusure da parte della Chiesa sia per il mondo in cui Lutero e i riformatori si sono posti. Il contrasto e poi la divisione si sono approfondite storicamente fino a lacerare l’unità della Chiesa: la Riforma, pur proponendosi come rinnovamento della vita ecclesiale, produce una lacerazione del tessuto compatto del cristianesimo europeo e lo frammenta in tante chiese. Il concilio di Trento segna una svolta laboriosa che nel tempo darà i suoi frutti. Ma anche qui appare singolare un fatto: gli stessi testi paolini sui cui Lutero aveva fondato la dottrina della giustificazione e la riforma della chiesa sono paradossalmente gli stessi che condannano la dottrina del riformatore. La storia è andata avanti per lunghi secoli fino al Concilio Vaticano II.
di Alessia Muliere
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