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La vendetta nel Kanun

L’atto premeditato e illegale cade nella vendetta di sangue.
Nel Kanun si stabilisce, al § 896: “se l’uccisione avviene all’interno del proprio villaggio, l’omicida dovrà fuggire dal Paese e nascondersi fra gli amici con tutti i maschi di casa, fossero anche bambini in culla, per evitare il pericolo di essere uccisi”.
Il diritto consuetudinario albanese è per la responsabilità collettiva familiare di tutti i maschi, una responsabilità duramente condannata da Gjeçov.
Gjeçov riferisce che originariamente il Kanun prevedeva una responsabilità personale per l’omicidio.
Il fatto è che la responsabilità collettiva familiare è insita nella struttura stessa del Kanun.
Senza la previsione di questa responsabilità tutto il Kanun non avrebbe senso.
La ratio di tale responsabilità è la seguente: il capo famiglia, proprio perché responsabile del fatto illecito commesso da un membro della famiglia, è investito di un obbligo di controllo a beneficio dell’ordine sociale.
La responsabilità collettiva familiare è stata nell’Albania del Kanun un fattore di stabilizzazione e al contempo una conseguenza quasi naturale della besa, giacché la besa è solidarietà spinta all’estremo, tanto nel bene che nel male.
Non a caso l’art. 157 del Kanun, assegna alla famiglia dell’offeso, per farsi giustizia da sé, un termine di 24 ore, scaduto il quale “la famiglia dell’ucciso dovrà dare garanzia della tregua”.
L’introduzione di questo termine, non presente nel “codice del passato”, implica che la vendetta albanese non è “anarchica” come solitamente si dice.
Trascorse inutilmente 24 ore dall’omicidio la vendetta si blocca.
di Stefano Civitelli
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