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La vulnerabilità dell’inerme

Tanto più quando la si intenda in termini corporei, l’unicità che caratterizza lo statuto degli umani è infatti anche una costitutiva vulnerabilità. Benché, in quanto corpi, la vulnerabilità ci accompagni per tutta la vita, solo nel neonato essa si esprime platealmente andando a coincidere con la condizione di un vulnerabile che è, allo stesso tempo, inerme.
In una raccolta di saggi scritti dopo l’11 settembre, Judith Butler riflette sulle “condizioni di elevata vulnerabilità e aggressione seguite a quegli eventi”.
La sua tesi è che la vulnerabilità stessa, intesa in termini fisici e corporei, configuri una condizione umana dov’è la relazione all’altro a contare, ossia lasci venire in primo piano un’ontologia del legame e della dipendenza. in questo contesto relazionale, riconoscerei vulnerabili significa recuperare “la nostra responsabilità collettiva per la vita corporea l’uno dell’altro”.
Dalla ferita subita l’attenzione si sposta sulla ferita dell’altro al fine di riconoscere la comune condizione di vulnerabilità.
di Anna Bosetti
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