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Le edizioni delle opere di S. Agostino

La storia dei libri a stampa si può riassumere nelle vicende che hanno segnato la storia delle edizioni delle opere di S. Agostino, sia quelle di singole opere sia soprattutto quelle che raccoglievano tutti gli scritti. Se la prima opera a stampa di grande respiro in assoluto è stata la Bibbia di Gutenberg, la seconda opera monumentale da segnalare è l’Opera Omnia di S. Agostino, che vide la luce a Basilea per i tipi di Johann Amerbach nel 1506. Di fatto l’edizione di Amerbach costituisce uno spartiacque: l’Opera Omnia del dottore di Ippona concludeva un’era e ne iniziava un’altra: rappresentava il vertice toccato dalla rinascita dell’agostinismo medievale e apriva la strada a un mondo nuovo, globale e insieme critico, di avvicinare il pensiero e l’opera del più grande degli scrittori ecclesiastici dell’Occidente. L’edizione di tutte le opere di S. Agostino si inseriva in un progetto più ampio che prevedeva gli scritti dei 4 grandi dottori latini: Ambrogio, Agostino, Girolamo, Gregorio Magno. L’impresa iniziò nel 1489 e venne completata in 11 tomi in-folio nel 1506. La sua peculiarità fu quella di essere la prima edizione completa delle opere di Agostino. Merito principale di Amerbach è quello di aver avuto l’idea di raccogliere gli scritti del dottore di Ippona in modo da renderli facilmente accessibili, in un unico corpus; l’edizione riuniva le opere in ordine cronologico. L’editore si era preoccupato della divisone in capitoli e paragrafi, per facilitare la lettura, avendo annotato al margine il contenuto della sezione. Il limite dell’edizione di Amerbach è la presenza di troppi libri spuri tra le opere di Agostino: l’editore non si era preoccupato abbastanza di discernere criticamente gli scritti e di separarli da quelli non autentici (che già circolavano al tempo di Agostino). Il ritorno alle fonti, alle origini più pure e antiche della Chiesa, che è l’impulso emergente dall’impegno degli umanisti, trova per Agostino una duplice giustificazione: egli è uno dei più grandi padri della Chiesa occidentale, ed è insieme uno degli interpreti più autorevoli della Sacra Scrittura soprattutto dell’epistolario paolino. Lutero è indirizzato quasi naturalmente ad Agostino (poiché era un monaco agostiniano) e la conoscenza che aveva di Agostino non è affatto parziale o generica; la lettura degli scritti del maestro gliene aveva permesso un grado di conoscenza notevole: era riuscito ad assimilare lo stile e le sfumature di linguaggio di Agostino fino al punto di riconoscere la mano e l’impronta del maestro. Esiste un’opera di Lutero che ci illumina sul suo rapporto con Agostino: il commento alla Lettera ai Romani, una serie di lezioni che tenne a Wittenberg nel 1515-6 e che non pubblicò mai. Vennero scoperte e pubblicate solo 400 anni dopo, agli inizi del secolo scorso. Ciò che traspare dalle lezioni è il modo in cui Lutero impiega Agostino: l’intero commento comprende 126 citazioni riferite a 7 Padri della Chiesa, di cui 6 latini e 1 greco. Ma il numero preponderante delle citazioni è di Agostino: 112 si riferiscono a lui, e 14 agli altri Padri. Va osservato però che il Crisostomo viene ripreso non dall’originale greco, bensì dal Contra Iulianum di Agostino, e ancora da lui sono riportate le citazioni di Cipriano e alcune di Ambrogio. Non
mancano poi allusioni e rinvii a episodi della vita di Agostino, alla sua fama, all’influenza da lui esercitata sulla storia: in tal modo bisogna aggiungere altri 39 rinvii alle citazioni, per un totale di oltre 150 menzioni di Agostino. Agostino dunque è per Lutero l’interprete più qualificato di Paolo, nonché la guida e il maestro in quell’itinerario difficile e insidioso che è l’esegesi della Lettera ai Romani. Anche altri due riformatori vanno qui ricordati al seguito di Lutero: Carlostadio e Zwingli, i quali furono ambedue convertiti dalla lettura delle
opere di Agostino; un’influenza analoga si rilevò anche per Bucero, Calvino, Melantone; quest’ultimo arrivò ad Agostino attraverso Erasmo: i suoi scritti gli fecero conoscere le fonti della tradizione cristiana, lo introdussero alle opere dei Padri della Chiesa e alla esegesi della Bibbia.

di Alessia Muliere
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