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Le fonti legislative nei paesi nordici

Con la common law, la tradizione giuridica dei Paesi nordici condivide l’alto grado di continuità storica degli ordinamenti che la esprimono.
La tradizione nordica è l’esito di un processo evolutivo che prende le mosse dall’unificazione dei regni scandinavi, databile approssimativamente nell’XI secolo, senza che successivamente siano intervenuti stravolgimenti rivoluzionari.
Diversamente dalla common law, nel caso del nord Europa il cemento culturale della tradizione giuridica non è stato tuttavia fornito dalla giurisprudenza di grandi corti centrali, ma da una precoce affermazione di fonti che hanno carattere prevalentemente legislativo.
I testi normativi più antichi giunti sino a noi risalgono al XIII secolo, e sono costituiti dalle c.d. “leggi provinciali” adottate ognuna in una particolare regione dei regni nordici continentali.
La natura di questi testi, nonostante vengano usualmente ricordati come “leggi”, è piuttosto varia; in alcuni casi sembra trattarsi si compilazioni non ufficiali del diritto vivente, in altri effettivamente di testi autoritativi in qualche modo assimilabili a moderni atti legislativi.
Accanto alla “legislazione provinciale”, esistevano poi testi normativi (“leggi cittadine”) adottati dalle città, in particolare quelle costiere, che rappresentavano importanti centri commerciali con giurisdizione autonoma.
Ai nostri fini, la discussione sulla natura dei testi normativi del medioevo nordico è però di limitato interesse, e importa unicamente mettere in luce l’apparizione in epoca molto risalente di materiali giuridici redatti nelle lingue nazionali e non in latino o altra lingua “colta”, e che, pur in presenza di apporti esterni, esprimono una cultura giuridica che nelle sue partizioni di fondo è essenzialmente autoctona.
di Stefano Civitelli
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