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Le origini storiche del Code Civil

Il Code Civil “vuol essere un atto di rottura con il passato” e una proiezione verso il futuro.
Esso contribuisce a ridurre la preesistente complessità.
Con il codice il diritto non proviene più dal basso, ma si pone dall’alto e si consuma, inoltre, il passaggio dalla extrastatualità del diritto al diritto nazionale.
La legge diventa l’unica fonte capace di esprimere la volontà generale e il Principe esprime con la legge lo spirito della nazione; attraverso il principio della separazione dei poteri avviene la monopolizzazione del potere legislativo da parte dello Stato borghese.
Insomma, il Code Civil, tende presuntuosamente verso tre direzioni: unità, completezza ed esclusività.
Il Code Civil non è solo la conseguenza degli eventi rivoluzionari del 1789 e della volontà di Napoleone.
Alle sue spalle ci sono secoli di storia che culminano nella rivoluzione, intesa anche come complesso di nuove forze intellettuali, nuovi modi di concepire l’uomo, la società, l’economia, lo Stato.
Alle sue spalle, c’è un Paese in cui fin dal 1454 si sente l’esigenza di creare un diritto consuetudinario francese comune attraverso la redazione delle consuetudini.
Non mancarono tentativi di unificare il diritto, che tuttavia non riuscirono a raggiungere compiutamente lo scopo se è vero che alla vigilia della rivoluzione erano ancora in vigore 60 Coutumes Générales e 300 Coutumes Locales.
Una dottrina dotata di grande prestigio coltivò a lungo l’idea di un’unità di fondo del diritto francese, rendendo così possibile l’opera di codificazione.
Due sono i nomi di particolare importanza: Domat (1625-1696) e Poithier (1699-1772); il primo fu un grande sistematico e riordinò il diritto romano secondo i bisogni del tempo e alla luce delle nuove idee giusnaturalistiche; il secondo, maestro sia del diritto romano sia del diritto consuetudinario, esercitò una grande influenza sui redattori del Code Civil.
di Stefano Civitelli
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