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Libero accesso al testo sacro e difesa del libero arbitrio in Erasmo



Erasmo ha nel cuore l’obiettivo di portare il messaggio di Cristo a tutti. È un sostenitore della traduzione dei testi sacri in volgare di modo che più gente possibile possa accedervi. Egli non accetta le dispute che si perdono in sottigliezze e trascurano il carattere pratico salvifico del messaggio cristiano. Egli non nega che nella Scrittura vi sia la rivelazione dei misteri, ma vuole solamente richiamare l’attenzione all’importanza del vivere quella dottrina. Le eccessive disquisizioni dottrinali non fanno altro che allontanare i credenti dalla regola di vita di Cristo.
Nell’Enchiridion Erasmo espone la sua filosofia cristiana. Egli sostiene che la vita sia un contrapporsi di vizio e virtù: il vizio scaturisce dall’ignoranza delle cose umane e divine. Paolo infatti afferma che l’uomo è un composto di carne e spirito al quale si aprono due possibilità: quella di vivere da angelo o quella di vivere da bestia. Erasmo sostiene che tale possibilità di scelta del male deriva dal peccato originale di Adamo che ha corrotto la condizione umana. Ad ogni modo rimane la grazia di Cristo che lascia all’uomo la possibilità di fare il bene. Da questo consegue che tutto il pensiero pagano antecedente a Cristo, che promuoveva la capacità da parte dell’uomo di fare il bene e la conoscenza di se stessi è propedeutico alla sapienza che Cristo ha promosso per la salvezza. Secondo Erasmo inoltre il cristianesimo è compimento dell’antica legge, che significa la libertà dai culti pagani esteriori e fini  se stessi (sacrifici, digiuni, culto dei santi e delle reliquie). Erasmo cioè rifiuta l’idea che la salvezza si possa conseguire con opere esteriori.
Ma al disegno erasmiano di riforma è strettamente funzionale anche l’opera Elogio alla follia. Si tratta dapprima di un elogio alla follia e alla falsa sapienza che ha sempre tanti seguaci. Dopodichè il tono muta ed egli parla della follia della croce in modo grottesco e ironico, poiché si tratta di una follia che nessuno ama seguire e che nonostante sia la vera sapienza porta con sé pochi seguaci. In quest’opera allora è racchiusa una critica durissima a tutti quei teologi ignoranti di Scrittura che portano avanti una personale falsa sapienza; vi è una critica anche a tutto il clero e i monaci che piuttosto che vivere Cristo e il suo messaggio di perdono nella fedeltà ai precetti rituali.
di Carlo Cilia
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