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Lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione

  Imparare a parlare è compito complesso che di norma si apprende entro i tre anni di vita. Per imparare ad utilizzare il linguaggio in modo corretto il bambino deve analizzare i suoni linguistici, padroneggiare i pattern articolatori necessari a produrre fonemi, acquisire ed ampliare un vocabolario, padroneggiare le regole morfologiche e sintattiche, imparare a conversare.
Esistono diverse teorie sull’acquisizione del linguaggio:
Spiegazione innatista --> Elaborata negli anni ’60 da Chomsky, che ipotizza l’esistenza del LAD, un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio. Si ha dunque una precisa base biologica, e il bambino deve scoprire le regole del linguaggio per cominciare a parlare di argomenti sempre più complessi.
Cognitivismo di Piaget --> L’ipotesi cognitiva inserisce lo sviluppo del linguaggio all’interno dello sviluppo del bambino. Il linguaggio risulta essere un aspetto della capacità simbolica che compare nel sesto stadio sensomotorio e segna il passaggio dall’intelligenza sensomotoria a quella rappresentativa. Il linguaggio deriva e dipende dallo sviluppo cognitivo.
Interattivo – costruttivista --> Nozione di competenza comunicativa: tra la comunicazione prelinguistica e la comparsa del linguaggio c’è una relazione di continuità, infatti il bambino comunica prima di imparare a parlare. Bruner sostiene che i bambini apprendono il linguaggio nel contesto familiare, partecipando ai formati di attenzione condivisa il bambino impara a interpretare le azioni e a produrre espressioni comunicative. Bruner sostiene che oltre al LAD esiste un LASS, sistema di supporto per l’acquisizione del linguaggio, che corrisponde al ruolo svolto dall’adulto.
I primi suoni sono di natura vegetativa e compaiono legati al pianto, che può essere di fame, dolore, irritazione. Tra i 2 e i 6 mesi compaiono le vocalizzazioni non di pianto, tra i 6-7 si ha la lallazione canonica, a 10-12 la lallazione variata.
Tra i 9 e  12 mesi il bambino comunica attraverso i gesti deittici, che si riferiscono ad oggetti o eventi esterni facilmente localizzabili, sono usati per ricevere attenzione. A 11- 12 mesi i gesti diventano referenziali, per mimare azioni. Insieme a tali gesti compaiono le prime parole (11-13 mesi) ed indicano persone e oggetti.
Dai 12 ai 16 mesi l’ampiezza del vocabolario è di circa 50 parole, dai 17 ai 24 mesi si ha una esplosione del vocabolario.  A 20 mesi si hanno le prime combinazioni di parole. A 6-7 anni i bambini padroneggiano gli aspetti morfologici propri della lingua.
di Adriana Morganti
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