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Luigi Alfonsi (1917 – 1987)

Alfonsi fu incaricato a Catania solo per un anno, dal 1952 al 1953 e si distinse sempre per il rigore professionale, per la sua severa concezione della cultura che non consentiva concessioni. Le sue lezioni erano discorsi serrati e problematici, ma organizzate con scrupolo di chiarezza, corredate da documenti. Alfonsi fu uno studioso che partiva dai testi e ai testi tornava perché latino se ne sa quanto se ne legge; era capitale in lui il riferimento costante al testo come riparo autentico contro la ricostruzione arbitraria che crea castelli di carta. Aveva un approccio globale ai testi, partendo dalla problematica testuale per passare alla considerazione degli aspetti linguistici, dei vari livelli formali, della cultura e delle ascendenze letterarie. Amò molto Tibullo e Properzio ma studiò anche su Virgilio, Cornelio Gallo e Minucio Felice, e su Boezio. Alfonsi si interesserà soprattutto di poesia e poetica tardo – repubblicana e augustea e la sua prima grande prova critica sarà su Catullo e i neoterici. Scriverà due importanti manuali, uno di letteratura latina e uno di letteratua latina medievale.


di Gherardo Fabretti
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