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MSI-PMI nelle elezioni politiche 1963

  Quali frutti portò la strategia “parlamentarista” del MSI di Michelini?
Dal punto di vista meramente elettorale, il MSI crebbe nelle elezioni del 1963 dello 0.3% rispetto al 1958 stagliandosi al 5.1%.
Eppure se si abbandona il dato nazionale, si scopre che la DC cercò di liberarsi del MSI in tutte le giunte locali. L’appoggio dei neofascisti non era visto di buon grado dal suo elettorato, così i democristiani risposero all’offerta di “aiuto parlamentare” dei missini, con la loro cacciata dalle giunte di governo locali.
La “legittimazione democratica” così tanto inseguita dal MSI andò a scontrarsi proprio con la vicenda-Tambroni, che invece avrebbe dovuto accreditare agli occhi dell’opinione pubblica i neofascisti come forza politica democratica e affidabile, con il passato ormai alle spalle.
Non solo; il moderatismo di Michelini allontanò la base rivoluzionaria “dura e pura” dal Movimento Sociale, quella miriade di movimenti giovanili che si facevano testimoni del malessere sociale. Gruppi pronti anche all’illegalità, pur di poter dare voce al popolo di destra contro la classe politica elitaria, incurante dei bisogni dei giovani e delle famiglie.
“L’anima sociale” del MSI si allontanava gradualmente dal partito.
Gli ex alleati di un tempo, i monarchici ora riuniti sotto un’unica sigla (il PDMI), uscirono dalle elezioni del ’63 con un pugno di voti, l’1.8% dei suffragi totali in grado soltanto di mantenere qualche potentato locale.
I monarchici videro il loro partito dissolversi pian piano, assieme al loro ideale di lealismo verso il Re, considerato ormai anacronistico da un’ Italia Democratica da poco meno di 15 anni, ma ormai solidamente refrattaria ad un ritorno al passato.
di Nicola Di Turi
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