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Malattia: perdita di un senso, di un arto, di un organo, della capacità di procreare, della favella

Non è necessario che la perdita funzionale sia assoluta, basta che la funzione sia praticamente inutilizzabile (perdita superiore al 90%).
A tale aggravante corrisponde la lesione personale gravissima, mentre al semplice indebolimento quella grave.

Perdita di un arto


Il termine arto dal punto di vista medico e anatomico viene usato per indicare:
a. il complesso spalla, braccio, avambraccio e mano per l’arto superiore;
b. il complesso anca, coscia, gamba e piede per l’arto inferiore.
Secondo costante di rispondenza di dottrina, deve intendersi per perdita di un arto non solo l’asportazione totale di esso (amputazione) ma anche l’impossibilità assoluta di usarlo (paralisi).
L’arto non è certamente un organo; se infatti quest’ultimo termine è sinonimo di funzione, è evidente che l’arto di per sé e non svolge interamente una certa funzione (per le funzioni statica e deambulatorio occorrono entrambi gli arti inferiori, per la funzione pensile occorrono entrambi gli arti superiori).
In sostanza, si è voluto conferire una grandissima dignità funzionale agli arti.

Mutilazione che rende l’arto inservibile


Tale ipotesi si verifica quando un arto, superiore o inferiore, sia privato di una parte importante, come per esempio la mano o il piede.
Si parla in questi casi di mutilazione e non di amputazione per significare soprattutto la rilevanza funzionale della menomazione.

Perdita dell’uso di un organo


Se si tiene a mente la definizione medico legale di organo, considerato equivalente di funzione, si comprende perché la maggior parte dei casi peritali viene classificata come indebolimento piuttosto che come perdita.
Così, la perdita di un occhio, di un rene, di un testi coloro, la perdita monolaterale dell’udito, la perdita dell’ovaio, di una mammella, ecc…
Per perdita dell’uso di un organo si intende quindi non quella anatomica del viscere, ma la cessazione definitiva di una ben precisa funzione: la perdita del rene in un soggetto monogenico, dell’udito nel sordo monolaterale, dell’altro occhio nel monoculo, ecc…

Perdita della capacità di procreare


La capacità di procreare si deve intendere in senso più lato come capacità di dare alla luce in modo fisiologico un neonato vivente (parto naturale).
La capacità generandi può essere persa anche a causa di menomazioni che non interessano direttamente, ma soltanto indirettamente, l’apparato genitale: ad esempio nell’uomo, quando vi sia una compromissione dei centri nervosi cerebrali e spinali dell’erezione; nella donna per anchilosi coxofemorale bilaterale.

Permanente e grave difficoltà della favella


Si intende la difficoltà nel linguaggio parlato; dunque assumeranno notevole valore soprattutto i disturbi afasici e le menomazione all’apparato fonatorio (laringe, lingua, denti, ecc…).
di Stefano Civitelli
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