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Nuova filosofia cristiana in Campanella


Al chiuso delle quattro mura del carcere, Campanella ha la possibilità di reimpostare la sua filosofia; egli vuole dare un nuovo ordine, non solo alla sua filosofia, ma alla filosofia in genere. Il pensiero di Aristotele è ormai visto come l’estrema radice dei mali nel mondo; come la fonte delle degenerazioni che si manifestano in campo politico (machiavellismo e teorie di “ragion di stato”) e religiose (luteranesimo e riforma). Egli allora mira all’elaborazione di un sapere autenticamente cristiano. Per questo egli prima di tutto distingue tra un creatore e le cose create. Da qui discende una prima distinzione tra philosophia realis avente come oggetto la natura, e teologia avente come oggetto la speculazione attorno a Dio, partendo però dalla Rivelazione. Ma poiché su Dio si può speculare facendo riferimento alla sola ragione egli parla di una terza filosofia, cioè la philosophia universalis che comprende quindi la totalità degli enti, compreso Dio.
Ora la dottrina fondamentale della metafisica campanelliana è quella della “primalità” che potrebbe in un certo senso essere accostata alla dottrina dell’animazione del mondo. Nella Metafisica allora Campanella sostiene che se per quella dottrina esiste una forma di sensibilità da attribuire a tutte le cose, secondo la sua teoria ogni ente è costituito da tre “propensioni” originarie: il poter essere, il saper essere e il voler essere, alle quali corrispondono altrettante opposte primalità: impotenza, insipienza e disamore. Questa dottrina sembra anche essere il correlato filosofico (cioè guadagnabile solo attraverso il potere della ragione) del dogma cristiano della Trinità.
Campanella pone il cattolicesimo al di sopra di ogni religione: ciò perché Cristo, prima ragione, è la fonte unitaria da cui procede non sola la Rivelazione ma anche la natura e quindi la ragione stessa dell’uomo. Per questo motivo gli uomini che seguono la ragione, anche ignari della Rivelazione, sono cristiani.
di Carlo Cilia
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