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PERCHÈ LA SOCIOLOGIA ECONOMICA NASCE IN GERMANIA

Il contesto tedesco è fortemente influenzato dalla filosofia idealistica che orienta la tradizione economica nella direzione dello storicismo e allontana la sociologia dal positivismo e dall'organicismo anglofrancese.
Comunque l'influenza dello storicismo è molto importante per l'emergere di una prospettiva analitica autonoma di sociologia economica, perché porta a concepire il comportamento economico come condizionato dal contesto istituzionale in cui è inserito. Ma il passaggio dallo storicismo alla sociologia economica richiede che siano affrontati e superati 2 problemi:
- descrittivismo empirico e indeterminazione teorica;
- ricorso a concetti ambigui e non verificabili, come quello di "spirito del popolo" ai quali si legava la differenza tra le diverse economie nazionali.
Per vedere come si sono superati questi limiti dobbiamo soffermarci sull'operato di Weber, perché è lui che agli inizi del 900' sviluppa i fondamenti metodologici della sociologia economica, misurandosi sistematicamente con 2 interlocutori: storicismo economico e la critica filosofica della conoscenza sociologica.
Nel suo lavoro l'Archiv, Weber esprime la posizione di un gruppo di giovani storici economici formatisi nell'ambito del "Verein" (associazione per lo studio delle politiche sociali fondata nel 1872) e che però avevano maturato una posizione critica nei confronti di tale esperienza, perché rifiutavano la contrapposizione tra storia e teoria che aveva dominato in precedenza. Infatti Sombart più tardi aggiunse che essi erano insoddisfatti del modo in cui veniva affrontato il rapporto tra cultura (lo spirito) e lo sviluppo da parte dello storicismo. Da qui la necessità di una nuova prospettiva analitica, che avrebbe dovuto anche misurarsi in modo più costrittivo con il marxismo, in modo da distinguere con più rigore scientifico, di quanto non facessero gli storici di vecchia generazione, tra conoscenza scientifica dei fenomeni economico-sociali e scelte politiche, tra giudizi di fatto e giudizi di valore.
di Antonio Amato
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