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Pensiero politico in Campanella


In uno dei primi scritti composti in carcere La città del sole egli immagina una società ideale, le cui leggi non sono il risultato della tradizione che via via va sviluppandosi, ma il risultato dell’applicazione della ragione umana naturale dell’uomo al consorzio civile. Egli perciò vede la miglior garanzia dell’ordine, nel possesso del potere da parte del metafisico ossia del filosofo. La detenzione del potere non è allora basata sulla forza come voleva Machiavelli, ma sul sapere quanto più profondo e complessivo. Per questo motivo la città di Campanella è una città cristiana, anche nel caso in cui essa sia ignara della Rivelazione, perché ubbidiente ai dettami della ragione. Egli inoltre indica come indispensabile il superamento dei conflitti religiosi e vede nel Papa in quanto vicario di Cristo, l’unico strumento garante di questa unione, tra cristiani e dell’umanità intera. Egli allora auspica l’avvento di una teocrazia universale. Il suo programma politico sta allora nella via di mezzo tra gli ideali razionalistici portati avanti da Bruno e la tradizione medievale teocratica.
di Carlo Cilia
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