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Riforma: qualifica dirigenziale e relative responsabilità

Il legislatore, sin dalla prima fase della riforma, ha individuato nella qualifica dirigenziale e nelle relative responsabilità uno dei punti nodali della riforma.
Fondamentale, al riguardo, appare la distinzione tra responsabilità di indirizzo politico e responsabilità di direzione amministrativa.
A questo riguardo il legislatore ha cercato di rendere più flessibile l’attività delle strutture.
In particolare, tramite la c.d. privatizzazione degli atti di micro-organizzazione,lasciando affidati alla legge e alle fonti pubblicistiche solo gli atti di organizzazione di maggiore portata.
Sempre in questa prospettiva, un elemento di particolare rilievo della riforma è quello relativo alla ridefinizione del rapporto di lavoro dei dirigenti investiti del ruolo di interpretare l’interesse dell’amministrazione nella gestione del rapporto di lavoro.
I dirigenti, infatti, sono responsabili della realizzazione dei programmi elaborati a livello politico.
È da segnalare che, se anche il rapporto dei dirigenti è stato contrattualizzato, tuttavia il contratto con il quale si instaura il rapporto di lavoro non è di per sé idoneo ad individuare le funzioni dirigenziali.
A tale individuazione si perviene attraverso un provvedimento di conferimento di incarico al quale accede un accordo individuale che definisce il corrispondente trattamento economico e che integra, dunque, il contratto costitutivo del rapporto di lavoro.
Merita infine di essere ricordato che la particolare situazione di vicinanza tra dirigenza pubblica ed autorità politica ha fatto emergere il problema della conservazione degli incarichi nei casi di avvicendamento al Governo di schieramenti politici contrapposti.
Ciò ha indotto il legislatore ad introdurre il c.d. spoil system, che prevede la cessazione degli incarichi dei soli dirigenti c.d. apicali; va precisato che la cessazione dell’incarico non fa venir meno il rapporto di lavoro.
di Stefano Civitelli
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