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Rivelare la forma logica: il concetto di senso e l’ontologia per Wittgestein

Wittgenstein nota che la forma logica venga travestita nel linguaggio comune da convenzioni che impediscono di coglierla chiaramente; compito del logico è mostrare la forma logica del linguaggio.
Un esempio è l’analisi del verbo essere. Nelle lingue indoeuropee le convenzioni ci permettono di capirci, sebbene il verbo essere assolva la triplice funzione di copula, identità ed esistenza.

Vi sono lingue, come cinese o russo, che hanno una struttura priva di un verbo essere tuttofare, tipico delle lingue indoeuropee. Consideriamo: ogni Francese è gioviale (inclusione); Abelardo è francese (appartenenza); Aldo è il re di Francia (identità); vi è almeno un francese (esistenza). Se per Wittgestein i nomi non hanno senso ma solo riferimento, d’altronde gli enunciati hanno un sen-so. L’enunciato mostra il suo senso, come stanno le cose se è vero, e dice che stanno così.

Una concatenazione di nomi è l’immagine di uno stato di cose. Uno stato di cose può sussistere o non sussistere. Gli enunciati sono immagini di situazioni possibili. E questo fa capire come si possa dire il falso: dire il falso è proferire un enunciato che rappresenta uno stato di cose che non sussiste. Occorre dunque distinguere, tra i possibili stati di cose, quelli che sussistono, i fatti. Il mondo è l’insieme dei fatti, cioè degli stati di cose sussistenti, che corrispondono agli enunciati veri. Gli oggetti, che pure sono la sostanza del mondo, non formano ancora un mondo.
di Domenico Valenza
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