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TENSIONI ECONOMICHE E SOCIALI DEGLI ANNI 70'

Negli anni '70, una serie di sintomi, come, l'eccessiva crescita dei tassi di inflazione, la diminuzione dei tassi di crescita della popolazione e l'aumento della disoccupazione, rimettono in discussione il processo di stabilizzazione economica e sociale dei paesi capitalistici più sviluppati.
In questa situazione, il meccanismo di regolazione istituzionale dell'economia basato sullo stato sociale keynesiano, genera 2 tipi di effetti perversi:
1) modificazioni a livello micro: per il ridursi della disoccupazione, ovvero per il fatto che i soggetti che entrano a far parte stabilmente della classe operaia maturano nuove domande sia sul piano retributivo che su quello del riconoscimento sociale e politico. Ciò porta ad un rafforzamento delle organizzazioni sindacali che traggono vantaggio dalla situazione di piena occupazione, con un effetto generale di spinta alla crescita dei salari che alimenta l'inflazione;
2) modificazioni a livello macro: per la difficoltà di controllo della spesa pubblica che si accompagna all'espansione dei sistemi di protezione sociale. Anche da questo punto di vista vi è quindi una spinta all'inflazione che viene dalle politiche di spesa dei governi.
Keynes, infatti, assegnava all'intervento dello stato di regolazione della domanda la funzione di curare le fasi di depressione delle attività economiche, e non rientrava nella sua prospettiva l'idea che la politica attiva della domanda potesse diventare uno strumento per pilotare la crescita economica. Per di più, la sua concezione più limitata dell'intervento pubblico si accompagnava ad altri 2 presupposti di natura istituzionale che saranno anch'essi smentiti dall'esperienza dei decenni postbellici:
A) governo delle politiche della domanda: che Keynes riteneva naturale essere svolto da élite burocratiche competenti e votate all'interesse pubblico. In realtà, nelle democrazie occidentali il controllo della spesa pubblica diventò ben presto uno strumento cruciale per la classe politica allo scopo di favorire il consenso, con una crescita incrementale della spesa che genera effetti inflattivi;
B) allentamento della disciplina del mercato della domanda e offerta di lavoro indotto dalla piena occupazione: questo processo è rafforzato da varie politiche di protezione sociale, che offrono servizi e redditi attraverso la redistribuzione politica.
Gli effetti perversi dello stato sociale keynesiano, manifestatisi in modo marcato alla fine degli anni ‘60, vengono rinforzati da una serie di altri fattori, alcuni di carattere più strutturale (saturazione del mercato dei beni della produzione di massa e contemporaneo intensificarsi della concorrenza dei nuovi paesi industriali), altri di carattere più contingente (brusca impennata dei prezzi petroliferi e l'abbandono del sistema dei cambi fissi con la connessa svalutazione del dollaro), che insieme contribuiscono ad aggravare la situazione economica e sociale.
di Antonio Amato
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