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TRASPORTI E COMUNICAZIONI

La distribuzione delle strutture di trasporto sul territorio è una localizzazione a rete su cui si inseriscono dei nodi, sulla rete circolano flussi di traffico di diversa intensità che determinano l’importanza del nodo. Nel 1948 Hoover presentò un’analisi sulla struttura dei costi di trasporto in cui distingueva una componente fissa, cioè costi fissi di investimento e di funzionamento e una componente variabile quale i costi sostenuti per carburanti e tariffe. I costi fissi diminuiscono al crescere della distanza perché aumentando il tratto percorso sono distribuiti su un maggior numero di chilometri, per quelli variabili il costo in condizioni normali è proporzionale alla distanza. Il trasporto stradale ha costi fissi molto bassi ma costi variabili elevati: è conveniente perciò sulle brevi distanze; le ferrovie e le vie d’acqua comportano costi fissi più elevati e costi variabili inferiori, pertanto saranno più convenienti della strada per percorsi lunghi. Negli ultimi trent’anni dal punto di pista tecnologico-organizzativo la modificazione più importante è stata l’unitizzazione dei carichi col container, modulo di carico che puà essere trasferito su treno, nave, autocarro, aereo. La diminuzione dei costi di trasporto e dei tempi di viaggio, le innovazioni tecnologiche hanno avuto profonde ripercussioni sull’organizzazione del territorio. Si è sviluppato inoltre il settore logistico per accrescere la fluidità del trasporto: nodi fondamentali della rete sono diventati le piattaforme logistiche intermodali, aree in grado ricevere, immagazzinare, eseguire alcune lavorazioni e smistare merci di tutti i tipi. La piattaforma logistica non va confusa col nodo di traffico che smista solo container e altre unità di carico; la piattaforma logistica crea più valore aggiunto del nodo di traffico.
I porti polifunzionali sono adibiti al traffico di svariati tipi di merce per ognuna delle quali hanno banchine specifiche e sistemi di movimentazione specializzati. In alcuni casi la polifunzionalità è stata raggiunta con la creazione di sistemi portuali, cioè con l’integrazione tra più porti di una stessa fascia litoranea, ognuno specializzato in una o più funzioni. Il porto di Genova negli ultimi anni ha perso posizioni rispetto ai porti del mare del nord, anche perché ha avviato solo da pochi anni una ristrutturazione tecnologica e organizzativa e non ha puntato a formare un sistema portuale integrato con Savona, La Spezia e Livorno. Il caso di Genova sottolinea un fatto cruciale per tutti i porti moderni: il bisogno di spazio. Mentre il porto italiano non può espandersi per l’intensa urbanizzazione costiera e la presenza degli Appennini, ampia disponibilità di spazio ha avuto il nuovo porto di Rotterdam. I porti dei Paesi del sud, interessati dal 35 % del traffico mondiale, a differenza di quelli dei paesi sviluppati, sono quasi sempre specializzati nell’imbarco di uno solo o di pochi tipi di merce (i porti del golfo persico hanno un traffico limitato al petrolio, Accra in Ghana per il cacao).
L’innovazione tecnologica nel campo dei trasporti oltre a modificare l’efficacia dei mezzi di comunicazione e le modalità di trasferimento delle merci ha inciso notevolmente sulle strategie d’impresa. La presenza di reti telematiche ha permesso di legare sempre più strettamente la produzione alle esigenze del mercato, ciò ha permesso di ridurre gli stock, con evidente risparmio di capitale investito e la necessità di un approvvigionamento sempre più elastico e tempestivo (just in time), inoltre si è generata una riduzione dei tempi di giacenza. Attraverso la costruzione di vie di comunicazione lo Stato può incidere molto sullo sviluppo economico di una regione e sull’attenuazione degli squilibri territoriali, dagli anni Novanta  la politica dei trasporti dei paesi sviluppati oltre a favorire la crescita delle infrastrutture punta a sfruttare l’integrazione tra reti di trasporto diverse internazionali e locali, inoltre si sta diffondendo la tendenza all’impiego di capitali privati nella costruzione di grandi opere infrastrutturali. L’analisi della rete di comunicazioni permette di leggere l’organizzazione del territorio di una regione, fornisce indicazioni sul tipo e livello di sviluppo economico, individua le aree forti e quelle deboli.
di Fabio Porfidia
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