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Telelavoro, tele-vita e nuovi modelli di mobilità metropolitana

Il lavoro da casa è ancora poco sviluppato ed in pochi in realtà utilizzano internet per farlo: per lo più si utilizzano ancora telefono penna e carta. Inoltre il lavoro da casa è limitato ad una media di nove giorni al mese; Nel 2000 per svolgere un lavoro su internet bisognava comunque recarsi nel proprio ufficio; Addirittura ci sono studi che affermano che il telelavoro incrementi l’utilizzo dell’auto perché la rende disponibile agli altri membri del gruppo rendendo impossibile il “viaggio a catena”, inoltre allontana le residenze spingendo alla pendolarità; si è assistito al fenomeno di sviluppo di uffici remoti o call centers ubicati alla periferia delle aree metropolitane. Il telelavoro in maggior aumento è quello mobile, attraverso la tecnologia Wap (che ora è preistoria). Quello che è da rilevare è un continuo processo di individualizzazione delle sistemazioni lavorative e la multiubicazione di queste, teoricamente ogni luogo dotato di rete può essere il proprio posto di lavoro; in quest’ambito soprattutto si riconosce come il Network sia il messaggio, cioè come l’intero mondo si stia riorganizzando intorno al medium.
Agli obiettivi professionali bisogna aggiungere le possibilità nella vita quotidiana, dal telebanking al teleshopping: non scompaiono i luoghi, sussistono come reduci dalla sintesi Hegeliana, integrati al mezzo i cittadini vanno comunque a far la spesa al supermercato ma dopo un’attenta analisi delle offerte e delle diverse opzioni su internet. Quello che ne emerge è uno spazio ibrido, un luogo costituito da flussi connessi in rete.
di Asia Marta Muci
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