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Tommaso Campanella

Il regno universale Il pensiero di Campanella, maturato in disperanti condizioni di esistenza, unisce: -a sogni utopistici audacemente innovatori, ritorni al passato medievale; -ad animose affermazioni di libertà, compiacimenti per sistemi costrittivi e per regole conventuali; -alla lotta per il riscatto della dignità dell'uomo, la tentazione di includere l'umano ed il sociale in gerarchie e connessioni preventivate; -alla difesa della scienza sperimentale, l'indugio su forme di magia e di occultismo. L'atteggiamento fondamentale di Campanella è ispirato ad un profondo antimachiavellismo, anche se la ragione di stato è evocata come strumento per il perseguimento dei suoi programmi politici perché anche uno stato fondato su valori comunitari e di giustizia sociale (come quello da lui prefigurato) deve essere nondimeno preparato all'azione di uno stato di potenza. A suo giudizio Machiavelli avrebbe privato la politica di una forza etica di coordinamento e di strutturazione, facendola così degenerare nell'opportunismo e nell'apologia di una logica di potere fine a se stessa. Per Campanella il mondo ha due centri, uno nel sole, nel caldo, nella luce, l'altro nella terra, nel freddo e nell'odio e compete alla filosofia mobilitare tutte le energie umane verso la prima direzione, distogliendole dall'attrazione degli impulsi inferiori; Machiavelli avrebbe amplificato a dismisura il movimento verso l'egoismo e l'isolamento degli individui. Machiavelli libera la politica dalle sue remore ideali tradizionali e rivela come i suoi interessi infrangono di continuo la legge morale ma con ciò fa anche nascere le antinomie ed i conflitti nel complesso della vita umana. Campanella non accetta questa grandiosa unilateralità ed invoca viceversa il valore di una cultura politica unitaria: per lui, infatti, non si deve separare la politica dagli altri aspetti significativi della vita umana come l'economia, la morale e la religione, riducendola ad una pura tecnica della manipolazione e della dissimulazione. Contro ogni forma di particolarismo e di opportunismo, Campanella ricerca una dottrina de optima republica capace di liberare l'arte politica dalla pratica sistematica dell'inganno e della frode e di riproporla come arte etica della solidarietà fra gli uomini. Il suo ideale è un regno mirante allo sviluppo di tutti i motivi di armonia e di fusione delle coscienze, delle idee e degli interessi. L'essenziale obbligazione della politica è perciò quella di promuovere l'unità sostanziale degli spiriti, facendo contestualmente ordine nella base materiale della vita. La lotta contro l'egoismo e la prevaricazione esige che i beni morali, così come quelli sociali ed economici, siano sottoposti ad una disciplina coerente e sistematica.
Questa conversione accomunante del vivere civile implica, però, la subordinazione della politica al potere spirituale e religioso.

Teocrazia ed Umanesimo
Per certi aspetti Campanella è ancora un uomo del Medioevo, proteso verso l'universalismo di una respublica christiana fondata sull'ascendente dei valori ontologici e su un impianto di natura teocratica. Egli esalta la supremazia della Chiesa su tutte le altre strutture, istituzioni ed attività della realtà mondana e vede l'universalismo teologico come l'espressione più alta di quella combinazione di Potenza, Sapienza ed Amore su cui deve reggersi il mondo ed ogni essere individuale o collettivo: -Potenza perché l'unità esige la disciplina di un'autorità che superi la forza degli interessi e delle volontà particolari; -Sapienza perché questa disciplina non deve essere puramente coercitiva ma deve corrispondere ad un principio di verità, ad una ragione "conduttrice" che la sollecita verso il massimo di possibilità ideali e culturali; -Amore perché la coesistenza degli uomini sia sostenuta dai vincoli accomunanti della solidarietà e della carità. Queste tre categorie sono definite, per certi aspetti, attraverso gli schemi della teocrazia tradizionale perciò: -la potenza è quella della Chiesa; -la sapienza è il sistema dogmatico delle verità rivelate; -l'amore è ciò che come tale viene stabilito dall'etica cattolica. C'è da chiedersi, tuttavia, se la sostanza della monarchia cristiana da lui preconizzata non sia permeata di valori umanistici e sociali; vale a dire se il suo universalismo sia entificazione di un bene teocratico o se non esprima piuttosto una forma che deve comprendere nuove verità e nuovi bisogni, emergenti dalla realtà naturale e da quella coesistenziale. Campanella non è stato estraneo alla lezione dell'Umanesimo ed il suo naturalismo antiaristotelico è improntato al riscatto dell'uomo, al rinnovamento della cultura ed all'esigenza di ragionare meglio sulle cose umane, combattendo contro i "tre mali estremi": la tirannide, i sofismi, l'ipocrisia. Campanella, che ha attinto dall'Umanesimo, non vuole tuttavia che esso accentui la separatezza fra gli uomini e che sancisca il loro isolamento spirituale e materiale. L'Umanesimo è per lui, soprattutto, visione unitaria della vita, anche se su basi più critiche e con una migliore cognizione delle esigenze reali dei soggetti. Non vi può essere positiva evoluzione del genere umano se la cultura e la scienza non si fanno carico anche dei problemi politici e se non sono sostenute da ideali di giustizia sociale e di accrescimento complessivo della moralità. Questa prospettiva di riconversione unitaria ha certo delle convergenze con i principi del giusnaturalismo di San Tommaso, domenicano come Campanella ma quello di costui non è solo spirito teocratico e medievale: egli vuole conoscere l'uomo a partire dalla sua composizione biologica e sensitiva ed accetta una "filosofia dimostrata attraverso i sensi". L'universale sensibilità delle cose ha per Campanella un fondamento metafisico da conoscere con le integrazioni della magia e dell'occulto ma la natura è vista anche come luogo di convergenza di bisogni naturali da studiare nelle loro peculiari determinazioni con osservazione analitica. La libertà della scienza costituì il principio ispiratore della sua difesa di Galileo, difesa motivata dal suo convincimento che ogni analisi approfondita del mondo non può che portare, pur nel rispetto dei metodi propri della conoscenza scientifica, alle conclusioni sancite dalla rivelazione. Anche se non ha preso confidenza con il metodo sperimentale, è vivo in Campanella l'interesse per la scienza come strumento che consente di sondare l'inestinguibile sapere potenziale dell'occulto e di scoprire e valorizzare componenti più profonde della realtà, da portare alla ribalta dell'esperienza non solo esistenziale e spirituale ma anche sociale e storica. Egli affida soprattutto alla scienza, sia pure sotto l'egida della teocrazia, compiti di costruttivismo sociale, volti a razionalizzare i rapporti interpersonali, il mondo del lavoro e della produzione, l'ordine complessivo delle forze collettive. Se permangono nel suo pensiero forme mentali di tipo teocratico medievale, la sua anima inquieta rivela tuttavia una potente capacità di ribellione morale e politica contro le ingiustizie dell'esistenza e un'indomita attitudine a lottare per trasformare il mondo. In questa sua tensione critica c'è un carattere di modernità, derivante dalla consapevolezza delle obbligazioni che ha il pensiero nella promozione e nella garanzia della dignità dell'uomo ma questa sua modernità si ispira a programmi di giustizia sociale assecondati dallo sviluppo delle scienze.

La Città del Sole
Questi principi teorici sono presenti nell'opera più famosa di Campanella, La Città del Sole, in cui egli delinea la struttura di un regime comunista impegnato ad eliminare le cause sociali dell'egoismo e dell'amor proprio e, insieme, a sostituire al tradizionale stato di potenza uno stato di comunità e di cultura al servizio della giustizia e della promozione spirituale degli uomini. Questo disegno politico non è per lui puramente immaginario: il suo intento è di definire il suo sistema attraverso una iniziativa politica legata ai problemi della realtà. La Città del Sole concede poco tuttavia alle libertà individuali, soppiantate da un sistema collettivistico di tipo gerarchico; per dare risposte significative a dei bisogni reali, occorre che la società esca da uno stato di disordine e di follia in cui i buoni patiscono ed i malvagi o gli inetti comandano e passi ad uno stato di ragione dove gli uomini siano liberati dalle simulazioni, dalle frodi, dall'infelicità del "mostrarsi quel che non sei". L'autorità preposta a questa grandiosa opera di rigenerazione sociale assume in Campanella una natura quasi sacerdotale: il principe sacerdote, "capo di tutti in spirituale e temporale", non è perciò un semplice dispensatore di fede, un impositore di dogmi teologici; è colui che deve conciliare lo spirito religioso con l'organizzazione pratica della vita, dando prevalenza alle esigenze naturali e razionali rispetto alle forme dello spiritualismo astratto. Si può dire così che nella Città del Sole vi è una laicizzazione del sacerdozio e che in essa vive, più che il Cristianesimo, una religione deistica. Campanella vuole presentare la sua repubblica non come data da Dio, bensì come un ritrovato filosofico della ragione umana; vuol partire dalla natura e non dalla metafisica e la sua triade Potenza, Sapienza ed Amore sembra assumere, nella sua città ideale, una più marcata caratterizzazione politica. Anche se il supremo reggitore di questa città si chiama "Metafisico", egli è responsabile di tutte le attività sociali ed economiche. Bisogna appunto, per Campanella, popolarizzare il sapere scientifico, portarlo al di fuori del circuito chiuso dei dotti, dargli un esito pratico, renderlo assimilabile da tutti, farlo diventare un cemento della vita sociale. In questo quadro anche l'amore ha una più esplicita valenza politica perché è soprattutto chiamato ad ispirare e sostenere finalità ed opere sociali comuni; la forma istituzionale della Città del Sole è teocratica ma la sostanza sembra più quella di uno stato che governi su basi scientifiche e che ponga al centro dei suoi interessi problemi di riorganizzazione sociale ed economica. Dalla combinazione di Potenza, Sapere ed Amore (presi nel loro significato politico e non solo in quello religioso) deriva l'opzione fondamentale di Campanella per un regime collettivistico che elimini la proprietà, vista come elemento di discriminazione e di divisione fra gli uomini, come matrice di tutti gli egoismi, di tutte le controversie e di tutte le prevaricazioni. Liberandosi dalle categorie del mio e del tuo, il mondo saprà moltiplicare le cose utili, gioiose ed oneste, l'astuzia e l'ignoranza potranno trasformarsi " in saper vivo" e " l'imperio funesto" lascerà il posto alla fratellanza; l'abolizione della proprietà elimina le tradizionali spartizioni di ricchezza e di povertà fra gli individui. Il regime politico della Città del Sole è fondato sulla disciplina autoritaria e su un impianto rigidamente gerarchico ma questo sistema non è il riflesso di preventivate distinzioni catastali e si forma piuttosto sulle differenze di meriti e di attitudini che si manifestano all'interno di una originaria uguaglianza di tutti i cittadini. E' fatto valere, d'altra parte, il principio di una equa ripartizione del lavoro per evitare situazioni di parassitismo e discriminazione. Gran parte di queste gerarchie, tranne le massime istituzioni, sono comunque elettive. Altro elemento fondamentale della Città del Sole è la comunanza delle donne, vista nella prospettiva di una soluzione scientifica del problema genetico. E'questa una innovazione importante nella riflessione dei problemi politici e nei temi tradizionali dell'utopia. La struttura della Città del Sole è certo rappresentazione di una società chiusa ed ha perciò bisogno di essere protetta nei confronti del mondo esterno anche attraverso una forte organizzazione militare. L'elemento guerriero è qui molto più accentuato che nell'utopia di More: non c'è per Campanella potenza dello stato senza la potenza delle armi ma la predisposizione dei mezzi di difesa è,a suo giudizio, anche condizione di educazione civile e crea virtù utili alla coesione sociale e politica. La Città del Sole non vuole però assumere un carattere isolazionista e si propone anzi come modello per una monarchia universale, un sogno che Campanella affida alla Spagna e che, dopo la sua decadenza durante il regno di Filippo III, trasferisce alla Francia di cui intuisce il sorgere di una supremazia europea. Per il perseguimento di scopi politici universali la ragione di stato ha una funzione rilevante che una politica consapevole deve riconoscere. E'vero però che in Campanella l'idea dello stato-comunità sovrasta sempre l'idea dello stato di potenza e che l'impero universale che egli propone è impegnato a far valere, sulla logica di dominio, la supremazia qualitativa della ragione e della morale.
di Viola Donarini
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