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Tra cinematografia futurista e cinematografia

Bisogna aspettare più di 20 anni prima che Marinetti lanci un nuovo manifesto dedicato al cinema. 
C’è da sottolineare che il progressivo compromettersi del movimento futurista con il fascismo ne determina la sua fine, o meglio la fine del periodo teorico a partire dagli anni 20. Il futurismo seguirà poi con il periodo del rappel a l’ordre. Marinetti in quegli anni interviene nel dibattito sul cinema astratto per rivendicare la priorità del futurismo. L’articolo è: "la cinematografia astratta è un invenzione italiana" (1926). Questo intervento è una lunga citazione di una testimonianza di Pavolini sull’esperienza cinematografica del 1916. Sebbene questo scritto non sia proprio di Marinetti è significativo nella teorizzazione cinematografica futurista poiché le nozioni di "cinema astratto" e "puro" non figuravano nel manifesto del 1916 vengono rivendicate dieci anni dopo come futuriste. 
Anche se nel 1916 i futuristi non dedicano particolare attenzione ad una cinematografia non figurativa, il concetto di astrattismo è soggiacente al programma della musica visiva. La cinematografia pura sarebbe allora arte della sinestesia.
Vedere invece di raccontare è l’assenza della cinepresa secondo i futuristi. Per arrivare ad una cinematografia pura bisogna abolire la narrazione. Se si considera "Vita futurista" una realizzazione di ideale di film astratto è perché durante il film non accade nulla. I film citati da Marinetti sono classici del dadaismo come "Ballet Mecanique" di Leger, sono antinarrativi illogici e fondati sulla vita degli oggetti.
Il riferimento all’attualità francese mette in risalto la tendenza cinematografica astratta già esplorata dagli italiani. 
Per quanto riguarda la presa di posizioni di Marinetti in campo cinematografico negli anni 30, il cinematografo viene condannato a morta nel manifesto "la radia". Nello stesso 1933 Marinetti accenna all’avventura cinematografica in "l’uomo futuro" di Ginna.
Nel 1934 apparve su San’Elia un testo marinettiano "Morale fascista del cinematografo". Nell’era fascista il cinematografo aveva diritto di vita in quanto mezzo di evasione. 
Dettaglio da non trascurare è che in quegli anni ci si schierava contro i film stranieri e contro l’ebraismo. 
"Morale fascista del cinematografo" è il primo testo sul mezzo firmato esclusivamente da Marinetti, sviluppa un discorso proponendo di sanare il cinematografo per una buona educazione fascista. Marinetti prospetta 7 nuove virtù cinematografiche e si ribadisce il concetto di cinema come scuola. 
Marinetti inoltre pone attenzione sulla non collaborazione tra cinematografo e ingegni creatori
Si possono distinguere alcune virtù educative:
1. Teatralità cinematografica, teatralizzazione della vita stessa
2. Sintesi
3. Velocità
4. Simultaneità
5. Mondialità, senso di ubiquità
6. Aerovita, si potrebbe sostenere che l’uso del termine sia un mascheramento inno all’antiebraismo ma rimanda chiaramente all'aeromitologia futurista'. L’aviazione  e la volontà di staccarsi da terra continua ad essere capitale nella concezione dell’arte.

I "vizi demoralizzanti" che smorzano queste virtù sono:
1. Ossessione della realtà
2. Ossessione del sentimento erotico
3. Ossessione del lusso e del denaro
4. Estetica idiota del delitto americano (proprio in quegli anni si svolsero alcune ricerche che dimostrarono come il cinema insegnava tecniche criminali)

Per combattere questi vizi Marinetti propone:
-  Passione per l’originalità -> contro il sentimentalismo
-  Passione per il pensiero puro -> contro il lusso
-  Coscienza umana -> contro l’ossessione di uccidere
-  Religione dell’arte
-  Religione della patria -> per conformarsi al fascismo

Anche se il manifesto si apre e chiude con riferimenti al Duce non c’è nel manifesto esplicito riferimento al fascismo. 

La realtà fascista con cui Marinetti chiude nel 1934 Morale fascista del cinematografo caratterizza l’attacco del manifesto della "cinematografia" che lancia insieme a Ginna nel 1938. Gli autori dichiarano di voler appoggiare il fascismo ma sembra più un modo per criticare la tendenza restauratrice promossa dal regime.
Per quanto riguarda la cinematografia c’è una crisi generale in termini di originalità determinata dalla produzione francese e americana. Negli usa negli anni 30 si sviluppa la commedia e in Francia alcuni classici del dadaismo non sono stati dimenticati.
Il resto del manifesto elenca 24 proposizioni di cui in gran parte recuperate dal manifesto del 1916. 
La cinematografia non viene definita come arte essenzialmente futurista.
Per le 9 nuove proposte che precedono quelle del 1916 si può dire che contengono idee valide ma non innovatrici. Marinetti e Ginna prospettano l’asincronismo tra immagine e sonoro, teorizzano un montaggio per straniamento ciò vale anche per i colori, gli effetti di rilievo  e il chiaroscuro mentre i montatori integrano il sonoro.
La 5° proposta consiste nello sfruttamento delle possibilità cinematografiche temporale e spaziali per manipolare la multidimensionalità. La 7° proposta appare la più significativa: si stabilisce un ponte tra cinematografia e letteratura con un opera di Marinetti "Novelle colle labbra tinte" questa proposta vuole utilizzare programmi di vita per lo schermo. 
L’8° proposta riprende le sproporzioni del corpo umano. La 9° riguarda l’utilizzo della tecnica dei cartoni animati per dare forme astratte di fusione o conflitto.
Nonostante la buona intenzione di inserire nuove formulazioni questo manifesto non propone un programma innovatore ma è solo un recupero di idee futuriste e di tutta una tradizione filmica d’avanguardia. 
di Anna Carla Russo
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