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Tre stadi della storia ideale eterna in Vico


La storia ideale eterna si sviluppa secondo Vico attraverso tre stadi: divino, eroico e umano, corrispondenti alla fanciullezza, alla giovinezza e alla maturità dell’individuo ossia la sensibilità, la fantasia e il raziocinio, che sono le tre facoltà predominanti nella psiche individuale. Esse caratterizzano le diverse stagioni della vita secondo una identica successione.
Il primo stadio, o età degli dei (subito dopo la formazione del consorzio civile) è segnato dall’incontrastato dominio dei sensi e della fantasia, dai quali gli uomini come fanciulli si fanno guidare. In questa fase gli uomini sviluppano la loro religiosità partendo dal senso di errore che le calamità naturali infondono in loro e da qui ha origine il politeismo antico. Ma in questa fase non soltanto la religione è schiava dei sensi e della fantasia, ma ogni aspetto della vita sociale parte da essi. Nella politica si sviluppano le concezioni teocratiche, all’interno delle quali Dio è padrone di tutto e i capi politici sono messi divini. Ma soprattutto la lingua è fatta di gesti o oggetti che sono in stretta relazione con le emozioni e gli stati d’animo che gli uomini vogliono esprimere. Si tratta allora di un muto cerimoniale.
All’età degli dei segue l’età degli eroi: in questa fase parte degli attributi divini vengono assorbiti dalla condizione umana: vige la legge del più forte. Gli eroi, coloro che hanno preso il sopravvento sulla massa sono considerati discendenti degli dei, gli altri “bestie”. Ciò però che limita il bellum omnium contra omnes è il timore della vendetta divina anche sui più forti, che diventa garanzia del consorzio sociale. La forma costituzionale è dunque non più quella teocratica ma aristocratica. La lingua diventa quella eroica, piena di simboli e figure retoriche propria dei poemi omerici.
La terza età è l’età degli uomini ed è dominata dalla ragione: nasce il senso del dovere e la subordinazione alle leggi che il consorzio sceglie per il bene comune. Il diritto diventa quasi completamente appannaggio dell’uomo: i conflitti vengono composti dai magistrati. Viene riconosciuta l’uguaglianza di tutti i cittadini e gran parte di essi partecipa al governo. Le lingue diventano i “parlari articolati” costituiti da parole il cui significato è convenzionalmente stabilito dai popoli che le parlano. Viene ad imporsi il genere in “prosa”; a ciò Vico attribuisce un grande valore storico-politico: una volta trascritte le leggi in lingua volgare, la scienza delle leggi esce di mano ai nobili e contemporaneamente viene meno l’aristocrazia.
di Carlo Cilia
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