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Ultimi anni e morte di Giordano Bruno


Rientrato a Parigi le cose sono sensibilmente cambiate: il gruppo dei politici da cui era appoggiato si è notevolmente indebolito e come se non bastasse Bruno ruppe con una vicenda completamente i legami con esso: egli sfidò chiunque a ribattere le sue tesi contro l’aristotelismo e puntualmente, contrariamente a quanto egli pensasse, un giovane avvocato appartenete proprio al gruppo dei politici dimostrò l’inconsistenza delle critiche di Bruno. Egli allora piuttosto che ribattere preferì fuggire.
Gli anni seguenti videro un Bruno pellegrinante da una città all’altra della Germania. In questo periodo egli approfondì i suoi studi sulla cosmologia e l’ontologia. Da Francoforte nel 1591 si trasferisce nella repubblica di Venezia. Egli cerca di ottenere una cattedra a Padova, ateneo italiano più importante in quel periodo. Ma non ci riesce. Per qualche tempo tiene allora lezioni private e poi si trasferisce a Venezia dove entra in contatto con un ambiente culturale molto vivace. Questo ambiente lo porta ad esprimere le sue posizioni senza le cautele necessarie in un’epoca nella quale “nessuno può fare a meno di portare una maschera”. Egli viene allora arrestato per le accuse di eresia, di pratiche magiche e di sostenere posizioni filosofiche incompatibili con quelle della Chiesa. Egli allora prova ad autodifendersi soprattutto facendo leva sul fatto che riguarda a tante problematiche neanche la Chiesa ha assunto una posizione univoca. Per ciò che riguarda invece tutte le teorie cosmologiche che gli inquisitori non conoscono, egli mantiene un atteggiamento dissimulatore. Tra il 1594 e il 1598 trasferito nel carcere del Sant’uffizio di Roma, egli continua a sostenere allo stesso modo la sua autodifesa e si dichiara pronto ad ammettere i suoi errori nel campo della dottrina religiosa (ad esempio riconosce la Trinità divina). Nel 1599 il cardinale Bellarmino, sostiene che il ravvedimento dell’imputato è sincero. Ma la situazione precipita quando il Tribunale ottiene lo Spaccio il quale contiene tesi violentemente anticristiane. Viene allora stabilito un termine per l’abiura. Consapevole di non poter più dissimulare la volontà di riforma per una “nuova civiltà egizia”, ma non disposto a rinunciarci, Bruno decide di affrontare la morte senza compromessi. Il 17 febbraio del 1600, Bruno viene bruciato vivo in Campo dei Fiori.
di Carlo Cilia
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