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Valutazione economica delle strategie

La stima del valore economico del capitale può costituire il fondamento per condurre una valutazione a preventivo della bontà delle scelte strategiche, anche di quelle che non richiedono operazioni di scambio.
Il tema rappresenta un momento di incontro tra le metodologie di pianificazione strategica e la teoria finanziaria ed è volto a superare i limiti delle misure di derivazione contabile.
Fasi salienti per calcolare il “valore di una strategia”:
Identificare l’insieme dei business su cui l’impresa opera, cioè la sua struttura strategica. La nozione di business viene riconosciuta quale unità-chiave di riferimento nella formulazione di scelte strategiche. Definire un business significa delimitare i “territori” competitivi su cui si intende agire, delineando in tal modo il profilo strategico di ognuno di essi (minacce – opportunità; punti di forza e di debolezza; ecc…)
Ricostruire il profilo economico e patrimoniale di ciascun business al momento in cui la valutazione ha luogo. Tale ricostruzione richiede l’attribuzione a ciascuna unità strategica di business dei ricavi, dei costi e del capitale investito di competenza, cioè delle variabili su cui le strategie esplicheranno i loro effetti.
Definire le alternative strategiche per ogni business, con particolare riguardo all’opzione fondamentale che si vuole perseguire (in termini di “sviluppo”, “mantenimento”, “sfruttamento” o “ridimensionamento”) e alle modalità di attuazione della stessa (individuando le azioni)
Quantificare il valore “creato” o “distrutto” da ogni alternativa strategica secondo opportune metodologie, intendendo per tale l’aumento o la riduzione del valore economico del capitale investito nel business per effetto della strategia esaminata.
Le metodologie esaminate sono sostanzialmente 2: il metodo misto (nel senso che contiene degli elementi di derivazione contabile) e il metodo finanziario.

-> Metodo misto.
Ipotesi di stabilità.     W/CN = ROE/r     se ROE > KE  ->  W > CN
Ciò significa che, quando la redditività del capitale netto atteso da una data alternativa strategica di business supera il costo del capitale proprio del business, siamo in presenza di una strategia che crea valore per gli azionisti (nel senso che è attesa generare un valore del capitale W superiore al valore dell’investimento effettuato dagli azionisti e misurato in termini di capitale netto, CN).
Critica: la strategia stessa è spesso sinonimo di cambiamento.
Ipotesi di una strategia che comporta un tasso di sviluppo costante (g). W/CN = (ROE – g)/(KE – g).
Per  KE > g  valgono le medesime relazioni riferite al caso di stabilità:
W>CN quando ROE>KE  ->  creazione di valore per l’azionista
W = CN quando ROE = KE  ->  la ricchezza dell’azionista rimane inalterata
W < CN quando ROE < KE  ->  distruzione di valore per l’azionista.
Quando ci si trova di fronte ad alternative strategiche le cui dinamiche future non sono riconducibili ai 2 casi considerati, una valutazione condotta in termini di “spread” tra ROE e KE (o fra ROI e K) potrebbe condurre a risultati fuorvianti. Si impone allora il ricorso a metodologie di derivazione squisitamente finanziarie.

-> Il metodo finanziario. (sostanzialmente simile  all’approccio unlevered cash flow).
Esso misura i risultati attesi dalle strategie in termini di variazioni nel valore del capitale investito nel business.
Il procedimento su cui si fonda si articola nei seguenti passa salienti:
Stima del valore economico del capitale investito nel business, quale deriva dalla prosecuzione del disegno strategico in essere
= FCON0 /K     [ flusso di cassa operativo netto del periodo più recente opportunamente normalizzato attualizzato con il metodo della rendita perpetua al tasso K (costo del capitale investito nel business)]
Stima del valore economico del capitale investito nel business connesso all’attuazione di una data alternativa strategica:
Sommare, dopo averli attualizzati i flussi di cassa operativi netti previsti analiticamente per il periodo di tempo necessario al business per assestarsi in una nuova situazione di “regime”
Calcolare il valore residuo, cioè il valore del capitale investito una volta raggiunta la situazione “a regime”: Di frequente si assume che il nuovo stato di regime coincida con il momento in cui il business si sarà assestato in un nuovo equilibrio competitivo, caratterizzato da un rendimento circa uguale al costo del capitale. In tale ipotesi il valore residuo al tempo h (anno in cui si prevede venga raggiunto questo assestamento competitivo) sarà assimilabile a quello di una rendita perpetua attualizzata al tempo 0:
UONh+1/K  × 1/(1 + K)h    (UONh+1 = utile operativo netto ipotizzato “a regime”)
    La somma dei valori ottenuti sub a. e sub b.=valore economico del capitale investito nel business di una determinata strategia.
Misura dell’attitudine (il contributo) dell’alternativa strategica considerata a creare valore per i conferenti capitale di rischio:
Variazione di ricchezza per i conferenti capitale proprio (2-1) = Val.ec. capi.inv. nel business derivante dalla strategia considerata (2) – Val.ec. del cap.investito nel business della strategia in essere (1)
di Alessia Chiovaro
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