Forme e metodi del gioco didattico nella scuola primaria

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Francesca Caroli Contatta »

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5 CAPITOLO I IL VALORE DEL GIOCO NELL’INFANZIA 1. 1. Le teorie del gioco. La considerazione del rapporto tra gioco e educazione ha attraversato fasi alterne nella storia del pensiero pedagogico, ora per guardare al gioco come occupazione né seria né utile ma necessaria come valvola di svago e ricreazione, ora per indagare le caratteristiche del gioco in quanto dimensione fondamentale dell’esperienza umana e infantile in particolare; ora per guardare al gioco con sospetto in quanto pericolosa forma di ozio, di allontanamento e fuga dalla realtà, ora per riconoscere la valenza positiva e formativa di abilità come l’immaginazione, la creatività, la finzione attivate dal gioco, ora per ritenere il gioco un’attività di rango inferiore in quanto occupazione e forma di pensiero “irrazionale”, attività ingannevole da limitare e controllare nelle sue forme più libere e istintive oppure da piegare a fini didattici solo nelle sue forme più regolamentate-strutturate, ora per sottolineare le possibilità evolutive connesse all’esperienza ludica e la sostanziale abilità tra gioco e lavoro. La letteratura sul gioco infantile riflette infatti questa intensa ambivalenza connaturata del gioco stesso; la rivalutazione del gioco in pedagogia risale al XIX secolo e va collegata all’emergere e alla progressiva evoluzione del sentimento dell’infanzia. A partire dall’epoca moderna si fa avanti, infatti, una considerazione dell’infanzia come età separata e protetta (la separazione tra mondo degli adulti e mondo dei bambini che caratterizza la nascita della famiglia borghese) che è collegabile anche al progressivo diffondersi della letteratura per l’infanzia nelle scuole e allo sviluppo del mercato del giocattolo. Il gioco nasce come categoria pedagogica associata all’infanzia e si assiste a un proliferare di teorie positive sul gioco che ne mettono in luce le valenze e le potenzialità evolutive, le qualità socializzanti, cognitive e affettive, il significato formativo e la sua “sfruttabilità” educativa e didattica.1 Si pensi a quella di Frobel che per primo pone il gioco al centro della formazione infantile e intuisce la potenza degli oggetti e dei materiali che, impregnati di indicazioni e suggerimenti, orientano le condotte ludiche, mediano i processi di conoscenza e sostengono, simbolicamente, l’intuizione della totalità del reale e 1 G. Staccioli, Il gioco e il giocare, Carocci, Roma, 1998