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Forme e metodi del gioco didattico nella scuola primaria

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13 maggiore rispetto agli altri bambini che hanno accanto; tuttavia accade che tra di loro si stabiliscano contatti reciproci sia pure in contesti di incontri di breve durata, i bambini sorridono, si tirano i capelli, si imitano l’un l’altro. Nel periodo tra i tre e i cinque anni le interazioni tra i bambini si fanno più frequenti, più intense, più complesse e acquisiscono un carattere maggiormente sociale. Dopo i tre anni compaiono con maggiore frequenza o il gioco associativo, in cui i bambini giocano insieme ma non in modo coordinato, o quello collaborativo (o cooperativo), in cui i bambini interagiscono aiutandosi vicendevolmente a raggiungere un obiettivo comune assumendo ruoli diversi. Il gioco di finzione può essere un’attività solitaria o di gruppo. Il gioco di drammatizzazione in gruppo compare verso i tre anni, anche se non è ben coordinato. La frequenza del gioco di finzione o di drammatizzazione in gruppo aumenta costantemente tra i tre e i sei-sette anni; col tempo questa forma di gioco si fa gradualmente più complessa. Visto che il gioco di finzione si basa sulla “fantasia dei giocatori messa in comune” e comprende l’integrazione di azioni complementari e caratterizzate da reciprocità, nonché i rapporti tra i ruoli diversi (ad esempio medico-paziente, madre-bambino). Tali tipologie di gioco risultano emergere e avvicendarsi secondo sequenze determinate nell’infanzia, per poi incrociarsi nelle varie attività di vita, gli ingredienti risultano essere, come rileva Genovesi, la finzione, l’imitazione, la regola e la recitazione. Tale è il quadro operativo del gioco, al cui interno si accampano gli usi familiari, didattici, privati e di banda. Dopo i tre anni i coetanei assumono un’importanza crescente nella vita sociale del bambino. Le interazioni tra i bambini diventano più numerose e sono connotate da un carattere più positivo; molti bambini iniziano a giocare, a collaborare e a saper “fare a turno”. In genere questo è il gioco che, portando i bambini a stare insieme, fornisce un contesto per la formazione e il consolidamento dei rapporti sociali, amicizie comprese. Per quanto riguarda il gioco con i giocattoli, il giocattolo in fondo resta un oggetto di cui conta solo il significato attribuito da chi lo usa, il grado di attribuzione immaginativa o di mobilitazione funzionale che induce. Da questo punto di vista il giocattolo rappresenta a pieno titolo uno strumento e anche un espediente di strategie educative, finalizzate alla sollecitazione di comportamenti creativi e di
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Forme e metodi del gioco didattico nella scuola primaria

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Caroli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Pier Cesare Rivoltella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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