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L'effimero e l'illusorio in età barocca

Informazioni tesi

  Autore: Fausto Di Stefano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: COBASLID Cl 28/A Arte e Immagine
  Relatore: Giuseppe Bonini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

L’effimero e l’illusorio in epoca barocca, quali strumenti di propaganda della Chiesa cattolica [...] nella Roma tardobarocca Andrea Pozzo è probabilmente l’ultimo grande interprete della pittura illusionistica che fonde i precetti del quadraturismo con quelli della prospettiva aerea di origine mantegnesca […] l’inganno però non è fine a se stesso, ma rappresenta lo strumento retorico della comunicazione visiva e un efficace mezzo di persuasio, capace di cogliere le pulsioni di un rinnovato fervore religioso. L’intento è quello di convincere i fedeli che l’unica verità indiscussa, dopo la Riforma protestante, è ancora la dottrina cattolica e lo fa attraverso il linguaggio teatrale, quale mezzo di comunicazione più immediato per arrivare al popolo. L’artificio scenografico coinvolge il pubblico attraverso lo stimolo dei sensi, chiamandolo a partecipare a un evento meraviglioso […] con la Controriforma la funzione dell'arte resta sì didattica, ma maggiormente diretta a far leva sulle emozioni del fruitore. L’artista barocco usa la prospettiva quale mezzo per ingannare l’occhio e far vedere, in maniera illusionistica, spazi che non esistono. Un trompe l'œil portato a livelli di complessità molto più arditi e spettacolari di quanto non avviene nella Camera degli Sposi del Mantegna. Oggi si parla tanto di virtualità ma nelle volte barocche c’è già la capacità di fondere il virtuale con il reale. È l’adesione ai principi berniniani dell’arte come spettacolo, ma anche una celata adozione al suggestivo concetto di universo infinito, formulato sul finire del Cinquecento dal filosofo Giordano Bruno. Bruno con le sue teorie reinterpreta il sistema copernicano. L’universo precopernicano è un universo finito, di forma sferica, con al centro la terra; l’universo visto da Copernico è un universo finito, con al centro il Sole e ai confini del mondo una sfera immobile di stelle fisse. Per Bruno la sfera immobile di stelle fisse, che Copernico non aveva osato toccare, non sono altro che innumerevoli soli, da cui dipende un numero infinito di astri, distribuiti in un universo infinito. L’universo per Giordano Bruno non è creazione di Dio ma la manifestazione di Dio, quindi se la causa è infinita, infinito sarà l’effetto. Bruno, che non è uno scienziato ma un metafisico notevole, è il primo a proporre un sistema coerente contrapponibile a quello aristotelico-tolemaico. Tale teoria, a differenza del copernicanesimo, comporta però delle implicazioni di natura teologica, prima che astronomica. In un universo indefinitamente esteso l’uomo non occupa più quella posizione centrale che Dio, secondo l’insegnamento della chiesa, gli aveva concesso alla creazione del mondo. È un primo duro colpo alla prospettiva antropocentrica […] di conseguenza le Sacre Scritture andrebbero a perdere la loro infallibilità dogmatica e Roma perderebbe la sua posizione predominante di capitale della cristianità. E queste sono le ragioni fondanti della politica papale seicentesca, di estrema difesa del sistema geocentrico per difendere la posizione di Roma Umbilicus mundi. Artista di riferimento di quest’epoca è indubbiamente Gian Lorenzo Bernini […] il Bernini lo si ricorda soprattutto come scultore, architetto, pittore, ma è stato anche regista e scenografo delle spettacolari feste cristiane e pagane che si tenevano a Roma fin dal Rinascimento. Feste usate come strategia di comunicazione con il popolo e che vengono propagandate al mondo attraverso le testimonianze scritte e la divulgazione di libretti stampati, corredati di splendide incisioni per moltiplicare il messaggio visivo della festa romana. Nel campo della festa effimera la città muta sotto la costruzione di finte architetture, di conseguenza l’architettura effimera diventa laboratorio sperimentale per l’architettura stabile; ovviamente in considerazione dei materiali non costosi, impiegati nelle architetture festive, la fantasia dell’artista può esprimersi molto più liberamente. In occasione di questi eventi si progettano apparati effimeri che richiedono mesi di preparazione e il lavoro di decine di artigiani specializzati, per poi essere distrutti nel giro di una giornata [...] In conclusione possiamo dire che il fattore distintivo dell’estetica barocca basa l’identificazione del bello su ciò che desta meraviglia. Suscitare stupore, destare meraviglia, impressionare, anche attraverso il piacevole inganno dell’occhio, sono i mezzi utilizzati dall’artista barocco per coinvolgere emotivamente lo spettatore. Rendere plausibili e coinvolgenti fenomeni sovrannaturali, “far credere vero quel che è solo apparente” come dice Andrea Pozzo. È per questo motivo che con il Barocco inizia la moderna civiltà dell’immagine.

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L’infinito come suggestione Termini come Gotico e Manierismo nascono dalle critiche di uomini che pensavano di quegli stili tutto il peggio possibile. Stessa sorte tocca al Barocco e prima che, alla fine del XIX secolo, riesca ad affermarsi come concetto di stile, il termine viene già usato come aggettivo per indicare qualcosa di stravagante, bizzarro, artificiale e falso. L’estetica classicista del Settecento inoltrato lo rinnega, le stesse Accademie propagandavano l’immagine negativa di un’arte ampollosa e ridicola. Per Winckelmann il Barocco non è altro che una «febbrile agitazione», tenendo ben presente che per lo storico d’arte le qualità fondamentali di un’opera sono la «quieta grandezza» e la «nobile semplicità. Il termine Barocco viene usato per la prima volta in Italia da Francesco Milizia, teorico dell’architettura neoclassica e autore del Dizionario delle belle arti del disegno nel 1797, il quale criticando le opere di Andrea Pozzo e del Borromini, definisce il Barocco come «l’eccesso del ». Ma se consideriamo che l’attuale volto di Roma non esisterebbe senza l’arte barocca, dovremo allora riconoscere l’enorme importanza di questo stile tanto discusso. Il termine barocco porta in sé il significato della negazione. Negazione dell’essere, come immobilità e come limite e quindi negazione del bello ideale come misura, per una ricerca dinamica dell’infinito. 2 Il Barocco si genera all’interno della crisi del Classicismo, e in particolare del Manierismo, e pone una propria forza di novità e di superamento della cultura precedente, nel tentativo di emanciparsi dall’ormai antico ideale di bellezza. L’arte che ne deriva è libera fino alla spregiudicatezza, capace di sperimentare fino all’esasperazione, sia a livello tecnico che formale, la propria funzione decorativa e ornamentale. Il parametro che meglio definisce la posizione estetica del barocco è dato perciò dal concetto di immagine quale apparenza illusoria di qualcosa che nella realtà può anche essere diverso. È proprio nell’età barocca che vi è una netta separazione tra l’essere e l’apparire, dove il secondo termine prende una sua indipendenza dal primo, al punto che non sempre, anzi quasi mai, ciò che si vede è realmente ciò che è. Si sprigiona da qui una esaltazione dell’apparenza, dove la prospettiva, caratterizzante le opere del primo Rinascimento, soprattutto dell’Alberti e di Piero della Francesca, perde la funzione delimitante e ordinativa per andare a significare, all’opposto, l’infinita rottura del limite. L’infinità dell’estensione spaziale che ne risulta 1 Cfr. J. WINCKELMANN, Pensieri sull’imitazione, ed. Aesthetica, Palermo, 2001. P. 37 2 Il Manierismo rappresenta il momento artistico di passaggio tra il Rinascimento e il Barocco. Tale operare artistico, riconosciuto come stile, è indicativo della crisi e della disgregazione della civiltà del Rinascimento, di cui altera i canoni classici, manifestando una predilezione per le linee spezzate o serpentine, per l’uso dei colori cangianti, per il gigantismo delle figure. Il Manierismo è dunque il modo di dipingere grandiosamente, subordinando ed abolendo i particolari, in una composizione di figure dilatate, ovvero con dimensioni maggiori del naturale. 2 ridicolo » 1

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