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Impresa sociale tra innovazione e cooperazione: un'analisi esplorativa sulle reti innovazione nel Mezzogiorno

Informazioni tesi

  Autore: Nicoletta Ricciardella
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Consulenza e Management Aziendale
  Relatore: Gerardino Metallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 244

La società sta attraversando una fase di profonde e rapide trasformazioni tale da mettere in crisi alcune delle sue istituzioni più importanti, quali lo Stato e il Mercato. I fallimenti di questi due sono riconducibili ai loro “fallimenti relazionali”, cioè alla loro incapacità o impossibilità di trattare problemi sociali di tipo relazionale. Anche se le imprese si muovono sempre più come attori sociali, oltre che economici, attribuendo alla capacità di produrre valore sociale un’influenza diretta sulle performance di profitto, il loro obiettivo rimane indissolubilmente legato alla massimizzazione di quest’ultimo, condizione essenziale per accrescere il consenso e dunque per sopravvivere nel tempo. Sarebbe, invece, necessaria una gestione che avvicini la sfera economica a quella sociale, in quanto la produzione di beni sociali con una logica imprenditoriale rappresenta un processo capace di concorrere allo sviluppo delle comunità e dell’intero sistema economico. Ecco perché oggigiorno assumono sempre più importanza nuove forme organizzative che possono essere racchiuse nella categoria concettuale del “Terzo Settore”: le imprese sociali. Esse, seppure attribuiscono all’economicità di gestione il carattere di condizione necessaria per il mantenimento dell’organizzazione nel tempo, perseguono finalità di carattere esclusivamente sociale. Si tratta, dunque, di organizzazioni che realizzano finalità sociali mediante l’esercizio di attività d’impresa, cioè gestendo le proprie attività nel modo più efficace ed efficiente possibile. Oggetto di studio del presente lavoro sono proprio le imprese sociali e la loro capacità innovativa. In effetti le imprese sociali, al pari delle altre aziende, devono porre particolare attenzione all’innovazione, un’innovazione che deve nascere essenzialmente dalla collaborazione. Ciò vuol dire abbandonare il vecchio modello della closed innovation e rivolgere l’attenzione a nuove logiche di governo dei processi di innovazione, ad esempio l’innovation networking. Sempre più frequentemente, infatti, sia in contesti accademici che industriali, si sente parlare di “open innovation” e di “innovation network”, ossia della crescente tendenza delle imprese a creare un sistema di relazioni con l’esterno per scambiare e/o condividere tecnologie e competenze al fine di sviluppare innovazione tecnologica. Le organizzazioni che fanno parte di un innovation network si sviluppano puntando non tanto su investimenti diretti, quanto sui legami ed i rapporti con le imprese esterne. Il descritto comportamento relazionale si impone in primis nelle organizzazioni imprenditoriali ricomprese nella categoria dell’impresa sociale; si tratta, infatti, di imprese che mantengono forti legami con la comunità territoriale in cui operano e che traggono le risorse di cui hanno bisogno da una pluralità di fonti: dalla pubblica amministrazione, dalle donazioni di denaro e di lavoro, ma anche dal mercato e dalla domanda privata. È necessario, però, precisare che lo scopo delle innovazioni realizzate dalle imprese sociali è quello di soddisfare un bisogno sociale, si parla perciò di social innovation, ovvero di innovazioni che si differenziano da quelle tradizionali che sono, invece, generalmente motivate dallo scopo di massimizzare il profitto. In sintesi, dunque, i primi tre capitoli della tesi approfondiscono cosa si intende oggi per innovazione, il fenomeno dell’innovation network e della social innovation, le caratteristiche e peculiarità dell’impresa sociale. L’ultimo capitolo ha invece carattere pratico e ha lo scopo di individuare ed analizzare eventuali reti di innovazione presenti nel Mezzogiorno ed in particolare in Campania, una regione in cui, a causa di una serie di condizioni storiche, culturali, economiche e sociali, si è rallentata o talvolta impedita la formazione di reti tra imprese. Attraverso una ricerca quantitativa-descrittiva si desidera comprendere quali fattori possono influire sul successo di un’alleanza e se le imprese che presentano una maggiore propensione all’innovazione sono anche quelle in cui si riscontra un migliore spirito collaborativo. Al fine di realizzare tale ricerca viene utilizzata la Social Network Analysis, una metodologia che consente l’analisi interorganizzativa e che, quindi, può essere utilizzata per mappare e misurare le relazioni e le interazioni tra i diversi attori del campione di riferimento. La ricerca è stata condotta intervistando le imprese meridionali associate ad Isnet, un’associazione che opera attraverso una piattaforma virtuale Impresasociale.net che rappresenta un reale punto di incontro per lo scambio di servizi e la realizzazione di iniziative di rete.

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INTRODUZIONE La società sta attraversando una fase di profonde e rapide trasformazioni tale da mettere in crisi alcune delle sue istituzioni più importanti, quali lo Stato e il Mercato. I fallimenti di questi due sono riconducibili ai loro “fallimenti relazionali”, cioè alla loro incapacità o impossibilità di trattare problemi sociali di tipo relazionale . Il Welfare State ha, infatti, commesso il 1 grande errore di aver legittimato politicamente la separazione tra sfera economica e sfera sociale e da ciò è derivato il paradosso che affligge la nostra collettività: per un verso, in nome della solidarietà si moltiplicano le prese di posizione a favore di chi resta indietro nella competizione quotidiana e di mercato; per l’altro verso, tutto il sistema di valori della società è incentrato sull’efficienza, sulla capacità cioè di generare valore aggiunto. Anche se le imprese si muovono sempre più come attori sociali, oltre che economici, attribuendo alla capacità di produrre valore sociale un’influenza diretta sulle performance di profitto, il loro obiettivo rimane indissolubilmente legato alla massimizzazione di quest’ultimo, condizione essenziale per accrescere il consenso (specie degli azionisti) e dunque per sopravvivere nel tempo. Sarebbe, invece, necessaria una gestione che avvicini la sfera economica a quella sociale, in quanto la produzione di beni sociali con una logica STANZIANI S., La specificità relazionale del terzo settore, Franco 1 Angeli, Milano, 1998, pag. 10.   1

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