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Indies vs Majors: un contrasto culturale nella globalizzazione della musica

Informazioni tesi

  Autore: David Pezzuto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Fabio De Nardis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

“Quando la musica è finita,Spegnete la luce,poiché la musica è la tua speciale amica, Danza sul fuoco come ti dice di fare,La musica è la tua unica anima,Fino alla fine,Fino alla fine, Fino alla fine”…
[The Doors, Quando la musica è finita, 1967, Elektra Records]
Con questa celebre frase i Doors, una delle rock band americane che ha più ispirato la controcultura degli anni ‘60 e ‘70, ci esprimono come la musica sia un’arte sacra: un qualcosa di forte e di magico che l’istinto umano può usare per conoscere e scavare in se stesso e nella realtà sociale; una dea sovrannaturale che lasciava libero spazio alla creatività, alla condivisione e alla comunicazione dell’intera società.
Che cosa è successo oggi o cosa accadde in quegli anni così forti e rappresentativi per la stessa musica?
Perché gli studiosi chiamano la musica che subentra nel secondo dopoguerra in occidente popular music? Cioè che cos’è la popular music?
Nella nostra società un ruolo primario viene giocato da questa “arte sacra”; ma se osserviamo attentamente una linea scientifica e cronologica nel tempo tra la stessa musica e l’emancipazione dell’uomo, assistiamo a una reificazione della musica in altri settori non incorporati in essa, come quello del mercato e del capitalismo, che la modellano e determinano modi, tempi e luoghi in cui questa deve arrivare e catturare la nostra società, il nostro consumo. Con tale riflessione scopriamo come anche la musica, come qualsiasi prodotto umano, sia stata soggetta ad essere mercificata e modellata ai fini capitalistici.
Visto questo reale contesto, ci chiediamo chi è che detiene il monopolio di tutta la musica che quotidianamente ci viene offerta? Qual è l’obiettivo umano di massimo consumo che questo potere capitalistico vuole raggiungere? Chi possiede il mercato discografico e chi penalizza l’utilizzo del file sharing via internet?
Come vedremo le Etichette discografiche si dividono sostanzialmente in due categorie: le Majors, legate a multinazionali che detengono più dell’80% del mercato musicale mondiale; e le Etichette indipendenti, che autoproducono e promuovono i propri prodotti indipendentemente dal circuito multinazionale.
Majors e indies rappresentano la dicotomia fondamentale esistente nel settore discografico; e questo divide artisti, consumatori e la stessa opinione pubblica in due schieramenti opposti.
Majors e indies rappresentano due modelli che convivono sul mercato ben consci delle enormi differenze che li distinguono: il primo, ricondotto ad uno dei simboli della globalizzazione e quindi fortemente legato alla produzione di musica mainstream internazionale, d’intrattenimento e di puro consumo commerciale; l’altro accostato, a volte al carattere imprenditoriale e individualista delle piccole e medie imprese, a una controcultura contrapposta all’ottica delle Majors con scenari paralleli ma fuori dalle metodologie di marketing, dalle tecniche di promozione artistiche standardizzate e di consumo, fuori dall’idea del prodotto artistico come mercificato e d’intrattenimento. Uno scenario indipendente non legato ad ottiche capitalistiche, a strategie di marketing, ai target dei consumatori, a strumentalizzazioni e manipolazioni, a imposizioni di potere e di profitti ma focalizzati sui punti d’origine della stessa musica come “arte”, come qualità d’espressione, d’ispirazione, come arte umana di comunicazione e di cultura.
Tuttavia il futuro ha lanciato una sfida decisiva che probabilmente segnerà il destino delle attuali Big Five all’interno del settore mondiale: la rivoluzione digitale e l’avvento di internet hanno messo in crisi molti dei meccanismi consolidati che per lungo tempo hanno consentito alle majors di dominare il mercato della musica registrata.
A causa di questi sviluppi, dagli esiti difficilmente pronosticabili, il presente studio va considerato come un ritratto di una realtà che ha portato e porterà di certo a una riorganizzazione, sempre più indirizzata alla riconquista dell’industria musicale.
Lo scopo di questo lavoro è quello di effettuare un’ analisi del mercato discografico “di massa” e “di nicchia”; rispettivamente il mercato globale capitalistico delle Major e le produzioni/promozione d’ élite delle etichette indipendenti. Il lavoro di ricerca condotto fa riferimento alla letteratura straniera e italiana che ha trattato e osservato il business musicale secondo approcci di tipo culturale, storico, economico, scientifico e artistico.
Questa ricerca propone un quadro intimo e chiaro di questo duplice aspetto della musica sottolineando come, da una parte, il potere stesso di questa arte viene sfruttato, reificato dal capitalismo sotto processi globali e modellato dai media a un alto consumo efficace; dall’altra, come una controcultura decida di essere e stare fuori da queste ottiche capitalistiche, proponendo la musica come espressività umana, come cultura, come puro istinto dell’anima, come vero e proprio “prodotto artistico”.

Informazioni tesi

  Autore: David Pezzuto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Lecce
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  Relatore: Fabio De Nardis
  Lingua: Italiano
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48 2.3.4 L a p ayo la Grazie all' accordo tra radio e industria discografica, è la prima a giocare il ruolo di prima donna ed usufruire dei vantaggi delle conquiste tecnologiche mediali. In quegli anni ha inizio, non a caso, la famigerata pratica della payola che consiste, ancora oggi, in una sorta di corrispettivo pagato dalle compagnie discografiche alle radio per suonare e promuovere la musica decisa dalle stesse major. Numerosi sono stati i tentativi di stroncare questa pratica distorsiva mentre scarsi sono stati i risultati: lungo tutta la storia della musica contemporanea a scadenza decennale si sono alternate denuncie e archiviazioni. La pratica della payola, che è un crimine federale in US A dal 1960, non è ancora oggi stata abbandonata. In buona sostanza, sembra che più la musica si massifica e, più essa è merce di scambio, più gli investimenti sono massicci e più il Capitale si tutela. 2.3.5 Il n astro mag n etico L’introduzione nell’industria della musica del nastro ne cambia per sempre i connotati. La multi-traccia , introdotta verso la metà degli anni sessanta in sede di registrazione degli album pop e rock, permette la registrazione di un brano musicale a più riprese e consacra nel mondo artistico una nuova ed importantissima figura: il produttore.

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Parole chiave

capitalismo
globalizzazione
sociologia
beatles
case discografiche
majors
indies
rolling stones
musica rock indie
indipendenti, musica indipendente

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