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I rapporti italo-statunitensi, 1994-2009: mutamento o continuità?

Informazioni tesi

  Autore: Ludovico Banova
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Politiche europee ed internazionali
  Relatore: Gianluca Pastori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

Quando si studiano le relazioni tra Italia e Stati Uniti bisogna operare alcune considerazioni. Gli Stati Uniti sono una super-potenza i cui interessi si declinano globalmente; l’Europa è una delle direzioni verso cui essi fanno politica estera. Nel momento in cui si definisce il concetto di relazioni transatlantiche si fa essenzialmente riferimento al binomio Europa-USA, all’interno del quale la componente americana svolge una funzione di leadership rispetto a cui gli Stati europei, presi singolarmente, si adeguano. L’Italia rappresenta pertanto una porzione ridotta della loro strategia globale e non risulta essere nemmeno l’interlocutore preferenziale rispetto ad altri Paesi come Regno Unito, Francia o Germania, ossia le nazioni capofila della regione europea. Al contrario, per l’Italia l’alleanza con gli Stati Uniti è di vitale importanza e rappresenta una scelta imprescindibile anche in ragione della balance of power interna europea. Dunque, nell’analisi dei rapporti italo-statunitensi non si può prescindere dall’impiegare una lente di ingrandimento che li consideri come una porzione delle più ampie relazioni transatlantiche. Se così non si facesse, risulterebbe difficile, per esempio, comprendere perché il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi si schierò al fianco del Presidente americano George W. Bush nei mesi antecedenti la guerra in Iraq o perché, intorno alla metà del primo decennio del XXI secolo, Italia e Stati Uniti si trovarono a contrastare insieme, anche se per ragioni e in modi differenti, la velleità tedesca di ottenere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il focus della tesi verte sulle relazioni tra Italia e Stati Uniti nel periodo successivo alla Guerra Fredda e antecedente alla presidenza di Barack Obama. Considerata la confusione interna alla politica italiana dei primi anni Novanta (il riferimento va soprattutto alle conseguenze dell’inchiesta Mani Pulite e alla disgregazione della Democrazia Cristiana, del Partito Comunista e degli altri partiti della così detta prima Repubblica) si è poi scelto di dare principio al lavoro partendo dal 1994, anno in cui Berlusconi venne nominato Presidente del Consiglio per la prima volta. Pertanto, saranno oggetto di analisi i rapporti tra i due Paesi durante, da una parte, le amministrazioni di Bill Clinton (alla Casa Bianca dal 1993) e Bush Jr., dall’altra, i primi quindici anni della seconda Repubblica, che hanno visto l’alternanza di governi di centro-destra (1994, 2001-2006) a guida Berlusconi e di centro-sinistra (1996-2001, 2006-2008) presieduti da Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato.
In virtù della conclusione della Guerra Fredda e del sorgere di un nuovo ordine globale, l’obiettivo della tesi è comprendere come si siano sviluppate le relazioni italo-statunitensi, se esse siano andate incontro a dei mutamenti o se invece si siano mantenute in continuità col periodo precedente. Sullo sfondo di questa analisi un ruolo di primaria importanza è stato svolto dagli eventi internazionali che hanno condizionato la partnership fra i due Paesi: il rafforzamento dell’integrazione europea con il Trattato di Maastricht e l’adozione dell’euro, la guerra nei Balcani, gli attentati dell’11 settembre e i conseguenti conflitti armati in Afghanistan e Iraq. Grande rilevanza viene poi dedicata all’evoluzione dell’Alleanza Atlantica in questo periodo, in quanto essa rappresenta il contenitore strutturato in cui si articolano le relazioni transatlantiche e in cui europei e americani discutono di sicurezza, guerra e pace.
Dopo la caduta del Muro di Berlino la stessa Italia riceveva nuove possibilità per articolare la propria azione esterna; essa non poteva più svolgere il ruolo di consumatore della sicurezza generata dagli USA e dalla NATO. Nel nuovo assetto mondiale, in cui non si individuavano più rivali di sistema le possibilità di iniziativa per i Paesi dell’Europa occidentale ottenevano un nuovo impulso. Indagare i cambiamenti e i tratti di continuità in questa fase nel legame italo-statunitense appare dunque rilevante tanto perché esso si è sviluppato in una fase nuova delle relazioni internazionali quanto perché ha visto l’avvento di politici atipici e in controtendenza con quelli dei decenni precedenti – il riferimento va a Berlusconi e Bush Jr. ma anche ai primi governi italiani sostenuti dai partiti eredi del PCI, il quale mai aveva detenuto la maggioranza in parlamento.

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4 Introduzione La storia recente dei rapporti italo-statunitensi trae origine nel periodo seguente alla caduta del fascismo e dai successivi avvenimenti che condussero all’inclusione dell’Italia nel novero delle nazioni europee alleate degli Stati Uniti. Nel 1943 il Re Vittorio Emanuele III e il Primo Ministro Pietro Badoglio consegnarono le sorti italiane agli anglo-americani, delegando a loro il compito di respingere l’invasione dell’Esercito della Germania e liberare la penisola. Lo Stato italiano era infatti col- lassato e le sue Forze Armate, allo sbando dopo l’8 settembre, si trovavano alla mercé dei tedeschi. Per riottenere la sovranità su tutto il territorio nazionale, i rap- presentanti dello Stato italiano in esilio a Brindisi non ebbero alternativa che fare affidamento sulle forze del Generale Dwight Eisenhower, accontentandosi dello status di co-belligerante. Nei mesi subito dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale sulla scena internazionale iniziò a materializzarsi l’incompatibilità esistenziale tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Mentre il Vecchio Continente cominciava a scomporsi nei due blocchi della Guerra Fredda, in Italia il dibattito interno era frazionato tra chi ambiva a inserirsi nell’orbita sovietica – il Partito Comunista e le frange estre- miste di quello Socialista –, chi avversava l’ideologia comunista e percepiva in Wa- shington la garanzia di sicurezza e salvezza economica – la Democrazia Cristiana e altre forze politiche – e chi, infine, riteneva che l’Italia non avrebbe dovuto schie- rarsi. Quest’ultima opzione evaporò allorquando il socialista Pietro Nenni, uno dei suoi maggiori fautori, si dimise, per ragioni partitiche, dall’incarico di Ministro de- gli Esteri, dopo che in tal veste aveva tentato di operare per una politica di equidi- stanza. Gli ispiratori della politica estera italiana del dopoguerra repubblicano fu- rono il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (1946-1953) e il Ministro degli Esteri Carlo Sforza (1947-1951). Essi ebbero la capacità di avviare la ricostruzione

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